Accadde il...
9 Dicembre
1928
Il Gran Consiglio del
Fascismo diventa un organo costituzionale. Istituito nel 1922, era l'organo
supremo del Partito Nazionale Fascista. A capo del Consiglio c'era il capo
del governo, cioè Benito Mussolini, che aveva il potere di convocarlo e
stabilire l'ordine del giorno. Era formato in modo permanente dai
quadrumviri della marcia su Roma e dal Presidente del Senato, Presidente
della Camera dei Deputati (poi Camera dei Fasci e delle Corporazioni),
ministri degli Affari Esteri, dell’Interno, di Grazia e Giustizia, delle
Finanze, dell’Educazione Nazionale, dell’Agricoltura e Foreste, delle
Corporazioni, della Cultura Popolare, Presidente dell’Accademia d'Italia,
Presidente del Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato, Presidenti
delle Confederazioni Fasciste degli Industriali, degli Agricoltori, dei
lavoratori dell’Industria e dei lavoratori dell’Agricoltura, in carica. Tra
i vari compiti del Gran Consiglio c'era quello di scegliere i Ministri, i
Deputati, i Segretari e tutta la gerarchia del Partito, approvare Statuti e
Regolamenti ed inoltre era interrogato per pareri in merito politico e
costituzionale. L'ultima seduta del Gran Consiglio avvenne il 24 luglio 1943
quando i 28 componenti furono chiamati a votare l'ordine del giorno proposto
da Dino Grandi in merito al passaggio di tutti i poteri decisionali di
guerra al Re. Si tratta, nella sostanza, di un atto di sfiducia nei
confronti del Duce. Durante la seduta furono presentate altre mozioni, ma
quella di Grandi è come noto la più importante.Votarono a favore della
mozione:
Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Galeazzo Ciano, Cesare Maria
De Vecchi, Alfredo De Marsico, Umberto Albini, Giacomo Acerbo, Dino Alfieri,
Giovanni Marinelli, Carluccio Pareschi, Emilio De Bono, Edmondo Rossoni,
Giuseppe Bastianini, Annio Bignardi, Alberto De Stefani, Luciano Gottardi,
Giovanni Balella e Tullio Cianetti (che in seguito ritrattò). Votarono
contro:
Carlo Scorza, Roberto Farinacci, Guido Buffarini-Guidi, Enzo Galbiati, Carlo
Alberto Biggini, Gaetano Polverelli, Antonino Tringali Casanova, Ettore
Frattari.
Si astenne solamente Giacomo Suardo.
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