Il conflitto tra Patrizi e Plebei a Roma
(494 a.C - 367 a.C.)
IV.
Appio Claudio e Virginia
Appio Claudio era un patrizio che
nel 451 a.c. aveva preso parte alla preparazione del primo codice di leggi
scritte, che venne redatto su dieci tavole di rame che furono pubblicate nel
Foro. Il gruppo dei legislatori era formato da dieci patrizi che presero il nome
di decemviri.
Nel 450 a.c., invece di ripristinare il normale potere consolare, venne eletto
un nuovo gruppo di decemviri, stavolta formato da sette patrizi e tre plebei.
Appio Claudio, l'unico decemviro rieletto, era diventato la guida di questo
nuovo gruppo di legislatori che, dopo aver prodotto due nuove tavole di leggi di
ispirazione fortemente antiplebee, avevano introdotto una sorta di regime
dittatoriale.
Un regime che durò quasi tre anni, costellati da molte nefandezze tra le quali
si ricorda l'uccisione vigliacca di Lucio Siccio "Dentato", un plebeo di grande
levatura che si era opposto con fermezza allo stesso Appio Claudio.
Appio Claudio, che ormai si sentiva "onnipotente" si era invaghito di una
giovane quindicenne plebea, di nome Virginia, figlia del glorioso centurione
romano Lucio Virginio e promessa sposa di Icilio, un plebeo molto attivo sul
piano politico.
Appio Claudio aveva provato più volte a sedurre la giovane, ma lei non ne voleva
sapere. Fu così che l'arrogante
patrizio decise di averla con l'inganno, abusando del potere che derivava dalla
sua posizione.
Fece dichiarare ad un suo cliente, Marco Claudio, che la ragazza era una sua
schiava che da piccola era stata rapita dal centurione Lucio Virginio: Marco
Claudio ne esigeva ora la restituzione.
Appio Claudio, istruì un processo,
di cui si nominò lui stesso giudice, anche se fu costretto, su pressione del
popolo riunito nel Foro, a rinviarlo di un giorno per permettere al padre della
ragazza di raggiungere Roma dal campo militare dove si trovava in quel momento e
poter quindi assistere al processo.
In assenza del padre. Appio e Marco Claudio sostenevano che spettasse loro
custodire la ragazza per la notte, ma il fidanzato di Virginia, sapendo a quale
terribile trattamento sarebbe stata sottoposta, si oppose fermamente:
"Sto per sposare Virginia e intendo avere una vergine come moglie. Voi avete
reso schiavo il popolo, privandolo dei suoi diritti, ma questo non significa che
possiate comportarvi come padroni ed esercitare la vostra lussuria sulle nostre
mogli e sui nostri figli".
Fu così che Virginia potè trascorrere la notte in libertà.
Il giorno dopo il processo si svolse alla presenza di Lucio Virginio, anche
perchè la lettera con cui Appio Claudio intimava al suo comandante di
trattenerlo al campo, era arrivata in ritardo.
Ma fu tutto inutile; il capo dei decemviri aveva gi� preso la sua decisione e
diede ragione al suo complice, impedendo a chiunque di intervenire in sua
difesa.
Fu allora che Lucio Virginio si avvicinò a sua figlia e la colpì a morte con un
pugnale urlando: "Figlia mia, questo è l'unico modo che ho per renderti
libera".
Questo episodio divenne il catalizzatore del malcontento popolare, il quale si
espresse con una nuova breve secessione della plebe sul Monte Sacro e con una
rivolta armata.
Nel 449 a.c. si ritornò alla costituzione repubblicana e Appio Claudio,
perseguitato da Lucio Virginio, che nel frattempo era stato eletto tribuno della
plebe, morì suicida dopo essere stato imprigionato.
...continua..
tratto dal sito
storiaspqr
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