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La Necropoli |
di Agmen
II.
Le tombe
Gli etruschi attribuivano grande
importanza al culto dei morti, anche perché era un mezzo per l'affermazione del
prestigio e della potenza di una famiglia. Possiamo distinguere diversi momenti
nell'esercizio di questo culto e la sua evoluzione si rifletterà anche nelle
tipologie delle necropoli. Nei primi tempi gli etruschi erano legati alla
concezione della continuazione dopo la morte di una attività vitale del
defunto. La tomba veniva così costruita nell'aspetto della casa e dotata di
suppellettili e arredi, veri o riprodotti in miniature, a volte le pareti
venivano affrescate con scene della vita quotidiana o dei momenti più
significativi, sereni e piacevoli del defunto. Allo stesso modo, cornici,
travature, soffitti, frontoncini, soffitti, tesi a ricostruire l'ambiente
domestico, venivano dipinti oppure scolpiti nella roccia.
Gli esempi più antichi di
tomba monumentale sono costruiti sul modello dell'abitazione allora in uso: una
capanna a pianta
circolare
o ellittica. Si tratta infatti di sepolcri a pianta circolare edificati con
grandi blocchi di pietra e coperti con una falsa cupola ottenuta dalla
progressiva sporgenza verso l'interno dei filari dei blocchi fino ad una lastra
terminale di chiusura. Alla camera sepolcrale si accedeva attraverso un breve
corridoio dove spesso venivano poste offerte di cibo o suppellettili. Quando
questa tipo di tomba venne abbandonata, si passò ad una scavata sottoterra,
prima ad un solo ambiente poi a più a camere. Le tombe interamente scavate
sottoterra, generalmente nei fianchi di colline, sono definite
"ipogei", mentre quelle scavate in terreno pianeggiante e ricoperte da
terra e pietrisco "tumuli".
Il nuovo tipo é
caratterizzato da un ambiente centrale accessibile da un lungo corridoio al di là
del quale si disponevano altri ambienti. La pianta poteva essere anche molto
complessa con un corridoio, camere laterali, sala centrale con pilastri e
banchine. I tumuli assumono a volte dimensioni monumentali, con diametro
superiore ai 30 metri, e spesso contenevano varie tombe della stessa famiglia.
Esempi di primo piano sono osservabili a Cerveteri e si ricollegano
all'evoluzione delle tipologie abitative contemporanee alla necropoli (seconda
metà del VII secolo a.C.), quando le case si organizzarono in due o tre
ambienti affiancati e preceduti da una sorta di vestibolo oppure attorno ad una
corte centrale. Dalla metà del VI e per tutto il V secolo a.C. si assiste ad un
nuovo mutamento dell'impianto planimetrico delle necropoli. Le nuove tombe sono
chiamate
"a dado" e si allineano l'una di fianco all'altra, costituendo vere e
proprie città dei morti con strade e piazze. All'interno delle tombe vi erano
solo due ambienti, all'esterno scalette laterali portavano alla sommità del
dado dove esistevano altari per il culto.
Tale cambiamento riflette un profondo mutamento della struttura sociale, con l'affermarsi di un ceto non aristocratico promotore di soluzioni abitative meno sfarzose. Inoltre, a causa dell'influenza del mondo greco erano cambiate anche le concezioni di fondo riguardo il destino dei defunti. Alla primitiva fede nella "sopravvivenza" del morto nella tomba, si sostituì l'idea di un "regno dei morti", immaginato sul modello dell'Averno greco.