Il conflitto tra Patrizi e Plebei a Roma
(494 a.C - 367 a.C.)
II.
La Plebe sul Monte Sacro
In questa situazione di stallo,
senza apparenti vie d'uscita, emerse la figura di Menenio Agrippa, un uomo di
origine plebee che era arrivato alcuni anni prima alla carica di console, oppure
un personaggio di fantasia partorito dallo storico Tito Livio.
Menenio Agrippa con un discorso molto intenso e pieno di buon senso convinse i
senatori ad affidargli l'incarico di trattare con i ribelli al fine di trovare
un accordo che permettesse di ritrovare l'unita del popolo quirito contro i
nuovi nemici. Nel suo discorso, oltre a perorare le ragioni del compromesso;
Menenio, riconosceva la validità delle rivendicazioni della plebe e della loro
scarsa fiducia nei confronti dei patrizi.
Arrivato al campo dei ribelli, alla testa della delegazione incaricata di
portare avanti le trattativa, Menenio Agrippa cercò subito di convincere i
secessionisti della concretezza del suo tentativo, invitandoli a formalizzare le
loro richieste e garantendo che le stesse sarebbero state accettate dal Senato.
I secessionisti rimasero colpiti dalle affermazioni perentorie di questo nuovo
mediatore, ma la diffidenza accumulata in tanti anni di promesse e vessazioni
continuava a prevalere. Nessuno diceva niente e qualcuno della delegazione
cominciava a temere il peggio.
Fu proprio in quel frangente che Menenio Agrippa dimostrò tutta la sua arguzia,
raccontando una storia dove
si
narrava che le varie parti del corpo di un uomo avevano deciso di ribellarsi
allo stomaco perchè non trovavano giusto che lui sfruttasse tutto il loro lavoro
e che per tutto il giorno non facesse altro che aspettare il cibo che loro
procuravano. E così si organizzarono e decisero di non mangiare più: con questo
gesto volevano costringere lo stomaco a lavorare per procurarsi il cibo. Ma,
dopo alcuni giorni, il corpo, rimasto senza cibo, cominciò a indebolirsi e
quando fu sul punto di morire, tutte le membra si resero conto che anche lo
stomaco svolgeva una funzione vitale. Questa parodia voleva metteva in evidenza
come nello Stato, alla stessa tregua del corpo umano, ognuno svolge una funzione
importante e vitale e questo vale anche per i patrizi. La secessione di una
parte dello Stato rischiava di portare alla morte dello Stato e quindi anche
delle sue componenti sociali.
Questa parodia convinse i ribelli ad accettare il compromesso che gli veniva
offerto dal Senato Romano e insieme a Menenio Agrippa formalizzarono le loro
richieste.
Si arrivò così all'istituzione dei tribuni della plebe, il cui scopo era quello
di proteggere i plebei dagli abusi del potere. Erano due, venivano eletti
esclusivamente dalla plebe e restavano in carica un anno. La loro forza si
basava su due principi essenziali: la loro inviolabilità e il popolo aveva il
diritto di uccidere chiunque attentasse alla loro vita, e il diritto di veto che
consentiva loro di invalidare qualsiasi provvedimento del Senato che andasse
contro i diritti di quella parte maggioritaria di cui loro divenivano i
legittimi rappresentanti. Le loro case dovevano restare aperte notte e giorno
perchè in ogni momento si potessero far valere i diritti violati di un plebeo.
Era il 494 a.c., un anno che entrò di diritto nella storia leggendaria di questa
città attraverso una riforma che condizionò fortemente lo sviluppo degli
avvenimenti di lì in avanti. Un anno che giustamente il popolo romano considerò
sacro, come sacra era considerata la vita dei tribuni della plebe. E anche
quella anonima collina al di là dell'Aniene, diventò il Monte Sacro, un nome che
verrà rimandato ai posteri, fino ai nostri giorni, dove uno dei più importanti e
popolosi quartieri di Roma continua a portare il nome di quel colle sul quale si
era sviluppato.
Su quel monte venne costruito un importante tempio dedicato a Giove, che diventò
oggetto di culto per tutti i plebei.
I primi tribuni della plebe furono Caio Licinio e Lucio Albinio che, in questo
modo, entrarono a far parte della storia di Roma.
...continua..
tratto dal sito
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