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A compiere questo
genere di migrazioni dovettero essere in modo particolare quei
guerrieri-pastori tipici di tante etnie mediterranee. Anche l'animale
guida ha i suoi equivalenti: la sua esistenza è nota presso altre comunità
indoeuropee.
L'origine remota di tale pratica si può forse ricercare in qualche
cerimonia connessa con la migrazione stagionale delle greggi. E' molto
probabile che con il passare del tempo non si facesse più ricorso ad un
animale reale ma i Sacrati marciassero sotto un vessillo su cui l'animale
era raffigurato.
Nelle tradizioni dei popoli oschi, l'inizio dei viaggi sacri cioè il
punto geografico da
cui partivano i Sacrati per colonizzare altri territori, era da
identificarsi in un luogo della Sabinia in cui dimorava un oracolo nei
pressi di una zona ricca di acque solfuree, probabilmente l'attuale
Paterno tra Città Ducale e Antrodoco. In quelle terre una volta vi era
stato un grande lago determinato dall'allargarsi del letto del fiume
Velino, in mezzo al quale esisteva una verde isola galleggiante che era
stata indicata anticamente da quell'oracolo ai profughi provenienti da
Dodona, in Grecia, come il luogo dove fondare la nuova città di Cutilia.
Il "laghetto sacro di Cutilia", nell'odierno territorio di
Rieti, venerato per la sua isoletta natante e ritenuto dagli antichi come
l'ombelico d'Italia (4), fu quindi il luogo da cui, secondo Festo,
partirono 7000 Sabini con a capo Comio (o Comino) Castronio, guidati da un
bove, l'animale sacro che avrebbe indicato la strada da seguire.
Interpretando i segni divini che il bove, influenzato dal dio Mamerte
(Marte per i Latini, Mamerte per gli Oschi ed Ares per i Greci) avrebbe
manifestato, i Sacrati, dopo un lungo cammino, si fermarono nella terra
degli Opici, presso un
colle chiamato "Samnium" da quella gente, in un'area
pianeggiante molto fertile e ricca d'acqua. Sempre secondo Festo, i
Sanniti avrebbero tratto il proprio nome da quel colle.
La figura di Comio Castronio che guidò i primi Sanniti nel loro futuro
territorio acquisì con il passare del tempo l'aureola della miticità,
tanto che l'immagine iconografica del condottiero-sacerdote che veglia il
bove a riposo venne raffigurata nel I secolo a.C. come simbolo etnico
sulle monete
della Guerra Sociale.
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