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La congiura di Catilina |
3.
Marco Tullio Cicerone
Marco Tullio Cicerone apparteneva al ceto dei cavalieri, ma per arrivare al consolato si lasciò cooptare dagli ottimati, contro i quali, in precedenza aveva avuto alcuni scontri sia nell'esercizio della sua funzione di avvocato (processo a Dolabella) sia nella sua attività politica.
Fu
lui
ad esempio ad appoggiare in modo decisivo Pompeo Magno, quando si trattò
di assegnargli il comando delle province d'oriente anche se aveva fatto scena
muta alcuni mesi prima, quando Aulo Gabinio aveva proposto di concedere
allo stesso Pompeo Magno il comando speciale per combattere la piaga della
pirateria.
Protagonista di scontri verbali piuttosto accesi con Ortensio, uno dei leader degli ottimati, ne diventerà amico e alleato politico: quel che è certo che Cicerone non brillò certo per la coerenza, ma solo per la sua grande ambizione.
Durante il suo consolato si dimostrò un grande conservatore e cercò la coesione tra gli aristocratici e i cavalieri in funzione anti-plebea.
La sua caratteristica migliore fu l'eloquenza e utilizzò al massimo le sue capacità oratorie quando si trattò di esaltare il suo ruolo di "salvatore della patria" di fronte alla congiura organizzata da Catilina.