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La congiura di Catilina |
4.
Una congiura fallita
Negli anni che precedettero la congiura si verificarono una serie di episodi significativi che influenzarono il percorso dei congiurati.
Uno di questi fu la congiura mancata e cioè la congiura organizzata da Marco Licinio Crasso, con la complicità di Caio Giulio Cesare e dello stesso Lucio Sergio Catilina. Crasso voleva rispondere con la forza agli aristocratici che avevano invalidato l'elezione dei due consoli di estrazione popolare, Publio Cornelio Silla (omonimo) e Publio Autronio Peto, accusandoli di brogli elettorali.
Questa
congiura
sarebbe comunque
fallita una prima volta per la defezione di Crasso
e una seconda volta per la defezione di Caio Giulio Cesare.
Correva l'anno 66 a.C., Pompeo era in oriente e i 3 eminenti uomini politici elaborarono un piano per conquistare il potere. Secondo questo piano la congiura sarebbe avvenuta durante la cerimonia di insediamento dei nuovi consoli, i quali sarebbero stati uccisi. Una volta preso il potere, Crasso avrebbe assunto il ruolo di dittatore, mentre Cesare avrebbe ricoperto il ruolo di maestro della cavalleria (il vice del dittatore secondo la costituzione repubblicana). Altre cariche erano state promesse agli altri congiurati, tra i quali i due mancati consoli, mentre Catilina si era accontentato della promessa di essere appoggiato dei suoi due potenti alleati per l'elezioni al consolato dell'anno successivo.
Un
paio di giorni prima del giorno stabilito, i congiurati avevano provato a
saggiare la reattività dei consoli in carica facendo sospendere un processo
contro l'ex tribuno Manilio, quello dell'omonima legge pro-Pompeo. Il
presidente di quel tribunale era proprio il console Cicerone il quale si
limitò a sospendere il processo. Il giorno dopo non ci fu alcuna reazione
contro i congiurati i quali si convinsero delle loro reali possibilità. L'unica
incognita era rappresentata da Pompeo,
ma il generalissimo era lontano e ci
sarebbe stato tempo per trovare un accordo o per organizzare un'adeguata
resistenza.
Ma il 1° gennaio del 65 a.C., il giorno della cerimonia in Campidoglio, avvisati da un delatore rimasto sconosciuto, i due nuovi consoli si presentarono scortati e Crasso, che forse aveva saputo non si fece vedere. Catilina era comunque pronto a scatenare i suoi uomini e per fare ciò attendeva che Cesare si fosse lasciato cadere la toga dalle spalle, un gesto che Cesare non fece mai perché aveva capito la mal parata.
Ci riprovarono un mese dopo, durante una riunione plenaria del Senato, ma Cesare di sua iniziativa non fece alcun segno e Catilina innervosito invece di una congiura riuscì solo a far scoppiare una rissa.