Canne

( agosto 216 a. C. )

2.

 

La Seconda Guerra Punica

 

Il Senato cartaginese era cosciente di questa realtà ma era altresì cosciente che fra Roma e Cartagine la sproporzione fra le risorse militari e economiche da poter gettare in campo era incolmabile.

Tuttavia sapendo della ineluttabilità della guerra venne affidato al comandante militare della regione iberica il compito di preparare l’esercito per una possibile campagna. Questi era Annibale, allora appena 25enne, diretto discendente dei grandi uomini che avevano permesso la ricostruzione di un impero Cartaginese in Spagna, e che nonostante la sua giovane età aveva già avuto modo di dimostrare le sue notevoli capacità militari.

 

Nel 219 a.c. i nodi vennero al pettine causa la contesa fra le due potenze della città di Saguntum, e le ostilità vennero dichiarate apertamente.

Annibale sapeva che adottare una strategia difensiva sarebbe equivalso ad un suicidio, lo storico romano Polibio riporta che a quel tempo Roma poteva arrivare a richiamare sotto le armi più di 700.000 uomini e 70.000 cavalieri, una cifra neanche lontanamente aspirabile dall’esercito cartaginese.

Annibale capì che l’unica carta che poteva giocare era quella di sorprendere Roma, portando la guerra sul suo stesso territorio, in modo da minarne la potenza economica e incrinare la rete di alleanze delle colonie latine e greche presenti nell’Italia meridionale.

Poter effettuare uno sbarco sulle coste italiane era tuttavia impensabile, stante la supremazia romana sui mari, così l’unica strada percorribile rimaneva la più audace e la più rischiosa: attraversare i Pirenei, marciare con il proprio esercito attraverso la Gallia e, valicando le Alpi, calare sulle fertili pianure italiane.

Fu quello che scelse Annibale.

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