Canne

( agosto 216 a. C. )

3.

 

Annibale valica le Alpi

 

Nella primavera del 218 Annibale lasciò la capitale Nuova Cartago e mise in marcia il suo esercito composto da circa 90.000 fanti 12.000 cavalieri e 37 elefanti. L’aspettava una marcia dura e difficile, piena di imprevisti. Le popolazioni Galliche del Sud della Francia non avrebbero certo gradito il passaggio di un esercito sul proprio territorio, considerando ciò che questo comportava in termini di sostentamento per derrate alimentari, materiali etc, e il passaggio attraverso le Alpi costituiva un incognita completa. Nonostante questo Annibale riuscì nell’impresa, riuscendo brillantemente ad evitare, con tattiche elusive, un esercito romano comandato da Scipione che si apprestava ad intercettarlo proprio mentre si accingeva alla difficile operazione dell’attraversamento del Rodano.

Tuttavia Annibale fu costretto a distaccare parti considerevoli del proprio esercito per mantenere una via di comunicazione sicura con la sua base di rifornimento in Spagna, per cui quando si apprestò a valicare le Alpi l’esercito cartaginese non contava più di 40.000 fanti e 8.000 cavalieri.

La tremenda traversata delle Alpi, avvenuta in autunno inoltrato, costò un prezzo altissimo di vite umane all’esercito cartaginese.

 

La Campagna d’Italia 

Quello che in novembre si affacciò sulla pianura padana erano i superstiti, circa 26.000 uomini, affamati infreddoliti ed esausti, dello splendido esercito che era uscito da Nuova Cartago 5 mesi prima.

Annibale ne era conscio, ma sapeva fin dall’inizio che non avrebbe mai avuto un esercito in grado di espugnare le possenti mura che difendevano la città di Roma. Egli contava sulle popolazioni celtiche della gallia cisalpina, sottomesse a Roma con la forza, per rimpinguare le sue forze e avere i vettovagliamenti necessari per il sostentamento, come pure sulle popolazioni italiche dell’Italia meridionale, che a certe condizioni, sarebbero state ben liete di liberarsi del tallone di Roma.

In definitiva la sua tattica non era quella di distruggere Roma, ma di constringerla a chiedere la pace, assicurando la supremazia all’impero cartaginese.

Per fare questo però aveva bisogno di schiaccianti vittorie sulle forze romane, anche perché sulle prime, l’atteggiamento delle tribù galliche alla vista di un esercito che appariva già malridotto, non fu entusiasmante.

Intanto Roma aveva dovuto richiamare sul suolo italico quasi tutte le sue legioni, compreso Scipione, rinunciando, per il momento, ad una campagna in terra spagnola, a dimostrazione che la strategia di Annibale si era dimostrata fin qui vincente.

 

 

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