Canne
( agosto 216 a. C. )
4.
E
vittorie schiaccianti fu quelle che ottenne. Grazie alle sue doti, il grande
condottiero cartaginese inflisse gravi sconfitte alle legioni romane sulla
Trebbia (nel dicembre dello stesso anno), vittoria che convinse definitivamente
i galli a passare dalla parte di Annibale; e al Trasimeno (217 a.c.) dove
Annibale attraverso una condotta spregiudicata riuscì ad infilarsi nel mezzo
dei due eserciti romani che lo aspettavano, uno ad oriente l’altro ad
occidente degli
Appennini,
riuscendo a sbaragliarne completamente uno: le due legioni del console Caio
Flaminio, dove lo stesso console trovò la morte.
Dopo
la grave sconfitta del Trasimeno, la situazione per Roma si era fatta pesante. A
Roma stessa serpeggiava il panico, l’esercito di Annibale era ormai vicino
alla città, mentre le legioni ancora in efficienza si trovavano al di là degli
appennini e nel nord Italia. Ma le risorse della grande città erano inesauribili. Roma
rispose il reclutamento di altre 4 legioni e con la nomina di un dittatore Fabio
Quinto Massimo, il quale comprese che la superiorità di Annibale in campo
militare era ineguagliabile, propose quindi un cambiamento di tattica: evitare
lo scontro aperto con l’esercito cartaginese, e adottare una condotta di
logoramento, di “guerriglia” diremmo oggi.
Annibale
intanto aveva continuato la sua marcia verso sud, evitando Roma, devastando le
campagne e mettendo a ferro e fuoco le città ostili, massacrando i romani ma
lasciando liberi sia gli italici arruolati nelle legioni, sia le popolazioni che
rompevano l’alleanza con Roma, in ottemperanza alla sua strategia volta ad
ottenere l’isolamento del potente nemico.
Una
parte dell’esercito romano, nel frattempo, tallonava i cartaginesi
attaccandone i reparti isolati, le salmerie, i rifornimenti; in ossequio alla
strategia adottata da F.Q. Massimo, che per
questo fu denominato “Cunctator“ (temporeggiatore) in senso dispregiativo
dai suoi avversari politici.
Due
legioni intanto erano state inviate in Spagna, sotto la guida di Scipione, dove
però non ottennero successi, mentre altre due erano in Sicilia (dove
serpeggiava un sentimento pro-cartagine),
il
resto delle forze si trovavano in Sardegna, nella valle del Po e nella stessa
Roma come guarnigione.
Questa
tattica fu avvertita da Annibale, il quale era cosciente che una guerra di
logoramento sarebbe stata deleteria per i suoi uomini, minandone la fiducia e
accrescendone la stanchezza per una guerra lunga e lontano dalla casa natale.
Per questo doveva costringere i romani ad uno scontro ad ogni costo, e avrebbe
dovuto essere uno scontro risolutivo che potesse mettere Roma in ginocchio. Così
avvenne.
Le devastazioni operate dai cartaginesi nella fertilissima campania, che costituiva il granaio di Roma assieme ad alcune vittorie riportate dai romani in scontri secondari, convinsero il Senato che era giunto il momento di passare all’azione diretta. Scaduto il mandato del dittatore vennero eletti due nuovi consoli e fu allestito, per la primavera del 216 un esercito imponente, composto da ben 8 Legioni, da lanciare in uno scontro frontale con Annibale.