Canne
( agosto 216 a. C. )
5.
Sull’organizzazione
dell’esercito cartaginese purtroppo non esistono documenti storici precisi
come per quello romano. Da quello che sappiamo il soldato cartaginese era un
mercenario comandato da ufficiali di carriera, la maggior parte dei quali nativi
cartaginesi.
Nell’armata
cartaginese vi era quindi una incredibile diversità di etnie. Il nucleo
dell’esercito era la fanteria pesante Africana, composta da Libici,
organizzata sul modello della falange macedone. A Canne però
il numero di
questi soldati si era ormai ridotto notevolmente, e la maggior parte della
fanteria era composta da Celti e da Ispanici. I Celti reclutati direttamente in
Italia, erano valorosi individualmente ma scarsamente disciplinati e per questo
la loro affidabilità era ritenuta incerta. Gli Ispanici invece rappresentavano
quanto di più simile ci fosse al legionario romano, la dotazione individuale di
armi era molto simile a quella romana, scudo compreso. Ispanica, e
particolarmente delle Baleari, era anche la fanteria leggera cartaginese, armata
di fionde che sapeva rivelarsi letale. Ma l’elemento di superiorità più
spiccato dell’esercito di Annibale rispetto a quello romano era la cavalleria.
I Numidi, regno indipendente alleato di Cartagine, erano i migliori elementi
costituenti la cavalleria leggera. Usavano spesso tattiche di mordi e fuggi ed
erano eccezionali come esploratori.
La
cavalleria più pesante era invece costituita da Ispanici e Celti, ossia dai
nobili di quelle tribù che potevano permettersi l’attrezzatura
necessaria.Grande punto di forza costituiva per l’esercito cartaginese, il
livello di comando. Annibale grazie alle sue doti, al suo carisma e alla sua
abilità era riuscito a creare da un’accozzaglia di etnie un esercito unito.
Il corpo ufficiali era perfettamente integrato e la stima era reciproca. Il
soldato cartaginese si identificava nel suo comandante, con il quale condivideva
privazioni e sofferenze, e aveva cieca fiducia in Annibale confortato da anni di
campagne vittoriose
L’esercito
romano era costituito dalle Legioni. La forza principale era esclusivamente la
fanteria, che aveva avuto uno strepitoso successo in tutte le guerre precedenti.
La
ristrutturazione delle Legioni voluta da Caio Mario era ancora di là da venire.
I legionari erano quindi cittadini romani, aventi “censo” cioè appartenenti
ad un una delle categorie sociali che potevano vantare un certo benessere
economico, anche perché l’equipaggiamento era completamente a loro carico. La
maggioranza quindi piccoli proprietari terrieri mentre i più facoltosi venivano
arruolati nella cavalleria.
Non
erano soldati di professione, anche se venivano periodicamente arruolati secondo
le necessità.
In
generale
comunque erano truppe molto efficienti e l’organizzazione delle
Legioni, anche se non era ancora la perfetta macchina da guerra che diventò
sotto Mario e Cesare, consentiva una gestione e una manovrabilità sul campo
molto più elastica rispetto all’organizzazione in falange. Anche le truppe
alleate italiche erano organizzate secondo il sistema romano anche se
costituenti legioni indipendenti.
La
pecca era però rappresentata dalla cavalleria per la quale non esisteva una
vera tradizione, che rappresentava quindi un numero sempre troppo esiguo
rispetto alla fanteria e costituita nella maggioranza da truppe alleate.
Il livello di comando costituiva poi un punto a sfavore per i romani, non tanto nei quadri intermedi quanto nel comando supremo dell’esercito. A Roma infatti non vigeva, diversamente da Cartagine, la tradizione di separare il potere politico da quello militare. Essendo Roma una repubblica, lo stato romano era organizzato in chiave di autotutela, cioè volto ad impedire il formarsi di una casta di militari di professione che avesse potuto un domani tentare un colpo di stato con l’appoggio dell’esercito. Per questo i comandanti dell’esercito (Consoli) erano due e come i generali inferiori (Legati) venivano nominati ogni anno e non potevano essere rieletti nella stessa carica. Di conseguenza, anche se chi veniva nominato non era digiuno di esperienza militare, la professionalità dei generali romani risultava essere inevitabilmente inferiore a quella di Annibale e dei suoi ufficiali.