Lepanto

( ottobre 1571 )

2.

 

 Luglio 1571. Sebastiano Venier, veneziano Capitano Generale da Mar, impegnato nell’organizzare la flotta veneta, non riesce a soccorrere Famagosta, cittadina fortificata dell’isola di Cipro assediata dal Turco. Ad organizzarne la difesa e il Capitano Generale Marcantonio Bragadin, comandante veneziano abile e risoluto. Le mura sono massicce e imponenti, ma, dopo undici mesi di eroica resistenza, uomini, viveri e munizioni sono ridotti a1 minimo, e dalla lontana Venezia non arriva alcun soccorso. Per contro, le schiere turche, continuamente rimpiazzate, si fanno sempre più aggressive.

1° Agosto 1571. Spinto dalla popolazione ormai decimata e dai comandanti suoi subordinati, Lorenzo Tiepolo e Astorre Baglioni, Bragadin, seppur personalmente avverso ad ogni accordo con i Turchi, acconsente di trattare la resa. Dopo tanto fragore d'arme, tante sofferenze e lamenti, il 1° Agosto 1571, il silenzio della tregua avvolge lo scenario della battaglia. Le clausole dell’accordo di resa, solennemente sottoscritte pure dai turchi, che ne promettono uno scrupoloso rispetto, sono più che accettabili e dignitose per i superstiti di Famagosta.

5 Agosto 1571. Il 5 agosto, Mustafà, comandante turco, invita al suo cospetto Bragadin e i suoi subalterni, adducendo di voler conoscere l’uomo che tanto si era distinto per "gran valore et previdenzia", e quelli che insieme con lui "hanno mostrato tanta bravura".

Il Pascià accoglie con cordialità il Capitano veneto e il suo seguito, ma s'incollerisce poco dopo. Accusa, senza prove, il Bragadin di aver decapitato gli schiavi turchi nella fortezza; e, quando gli chiede dove siano i viveri e le munizioni della città, sentendosi rispondere che non ne sono rimasti, che di ogni cosa "si era venuto al fine", Mustafà diventa furibondo (per aver forse solo in quell’istante realizzato che non più di 7.000 persone, in parte civili e con scarsi viveri e munizioni, avevano tenuto in scacco per quasi un anno i suoi 250.000 soldati uccidendone circa 80.000...!): fa afferrare i veneti, mozza gli orecchi al Bragadin, ordina l’immediata uccisione degli altri capitani. Intanto, in città, i Turchi violano tutti i termini della resa: assaltano le navi in partenza dall’isola, ammazzano i Veneti e gli Italiani, violentano le donne dei Ciprioti e le rinchiudono poi insieme ai bambini per farne schiavi, incatenano gli uomini alla voga nelle galee.

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