Pavia
( febbraio 1525 )
2.
Già
capitale del Regno Longobardo e del Regno Italico, rivale di Milano fino alla
metà
del
XIV secolo, sede dell’illustre “Studium Generale utriusque iuris”, Pavia
costituisce la gemma più preziosa dei domini sforzeschi. “Questa città è situata
in tal maniera – scrive lo storico pavese Breventano nella sua “Istoria della
antichità, nobiltà et delle cose notabili della città di Pavia – che rende di sé
un dilettevole et meraviglioso spettacolo, et ha una bella prospettiva più che
altra città che sia posta in un piano, et ha d’intorno uno eguale orizzonte….
Questo sito adunque della città per essere in parte dechino porge un gran
diletto a riguardanti e specialmente a coloro che si trovano di là del Tessino…
e rende di sé una bellissima prospettiva, si per la molto copia delle torri,
tanto delle case private, quanto delle Chiese, le quali….erano in numero di più
di centosessanta, come per la bella mostra, che fanno le chiese grandi e i
palagi…”.
Sulla riva destra del fiume, su un’isola formata dal Ticino e da un suo ramo, il Gravellone, esisteva, come oggi, un sobborgo, chiamato di S. Antonio, collegato alla città per mezzo del trecentesco Ponte coperto.
La città era circondata da mura merlate, ancora del tipo medioevale, intercalate da torri e da dieci porte e protette da un fossato.
Sul lato nord delle mura si trovava, come ora, il Castello Visconteo, magnifica e solida costruzione a pianta quadrata voluta da Galeazzo II Visconti nel 1360. Decantato ed elogiato come una delle più belle fabbriche che a quei tempi si potesse vedere, era una magnifica residenza dove trascorrere lietamente il tempo tra svaghi e divertimenti di ogni genere.