Concezione e fasi dell'Imperialismo

di

Enrico Galavotti

I.

 Il termine "imperialismo", verso il 1870-80, viene usato in Europa in riferimento a una conquista coloniale mondiale ed ovviamente per le classi egemoni dei paesi europei ha una valenza positiva: non a caso questo termine viene sempre accompagnato da atteggiamenti nazionalistici e razzistici, poiché ogni nazione capitalistica considera se stessa come autorizzata a imporre a tutte le altre il proprio stile di vita, la propria ideologia, la propria cultura.

L'imperialismo marcia sempre di pari passo col nazionalismo, che divenne un movimento di massa, in quanto raccoglieva larghi consensi in molte classi sociali:
- tra gli antisocialisti;
- tra i partiti conservatori e reazionari;
- tra le categorie più coinvolte dall'industrializzazione (ceti borghesi);
- tra i ceti popolari meno consapevoli.
Questo perché l'adesione ai miti della superiorità della civiltà occidentale, della cultura europea, dei valori borghesi, della razza bianca, della forza militare e delle potenza tecnico-scientifica, ecc., servivano per compattare un paese che voleva imporsi a livello mondiale. L'esempio più classico è il pangermanesimo (l'unificazione di tutti i popoli di lingua tedesca in una grande Germania).

Protagoniste dell'imperialismo sono: Francia, Inghilterra, Olanda, Belgio, Italia, Germania, Giappone, Stati Uniti e in parte la Russia zarista.

Ogni nazione capitalistica, per evitare il fenomeno della sovrapproduzione di merci, causato dal fatto che la produzione è meccanizzata e non risponde ad esigenze riproduttive ma ad accumulare profitti, in quanto la proprietà dei mezzi produttivi è privata, ha bisogno di colonie ove esportare i propri manufatti, e ha altresì bisogno di acquistare materie prime a buon mercato e di sfruttare una manodopera a basso costo, al fine di reggere la concorrenza di altri paesi che da tempo hanno intrapreso la stessa strada dello sviluppo capitalistico.

Quando una nazione diventa "imperialistica", scatta subito, a livello di politica economica interna, l'esigenza di proteggere le proprie merci dalla concorrenza straniera: è il fenomeno del "protezionismo".

Oltre a questo si assiste a una progressiva concentrazione della produzione nelle mani di pochi gruppi o cartelli industriali monopolistici (trust) e a una progressiva centralizzazione dei capitali nelle mani di pochi istituti finanziari. Sia gli uni che gli altri gruppi hanno dimensioni enormi.

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