Giustizia è fatta !
29 luglio 1900: a Monza Gaetano Bresci uccide il re Umberto I
di Alessandra Colla
V.
L’inizio della fine
Anche in quest’occasione non mancano le invettive in prosa e in rima contro la
criminale cecità della casa regnante nei confronti di un’altra Italia, meno
visibile ma non per questo meno concreta, che soffre e invoca l’attenzione dei
suoi governanti; il sacerdote Giuseppe Manni ammonisce il Re:
Odimi, Umberto,
non la tua spada o l’amoroso grido
di Margherita trepidante a lato,
non Cairoli:a te da l’empie mani
fu schermo Iddio...
E continua esortandolo:
Ma tu la rabbia incontro a Dio sonante
per ogni strada, e l’onte, e le bestemmie sillogizzate con superbo metro,
o re, non senti?
Margherita ha commentato l’accaduto con poche parole, destinate a entrare nella
storia e nella leggenda: «Si è rotto l’incantesimo di casa Savoia!». La corona
non è più sacra né inviolabile; la questione sociale si affaccia minacciosa
sulla scena e prepara inquietanti coreografie. Al grido di “Passanante non ti
pentire!” sono sempre più numerosi i moti d’insofferenza verso una monarchia
sentita sideralmente lontana dalle esigenze degli strati meno abbienti della
popolazione. Anche da parte colta si levano voci di protesta e di denuncia; nel
1879 — anno di arresti e di repressione con parecchie condanne inflitte agli
internazionalisti sulla base dell’art. 426 per “associazione di malfattori” —
Rocco De Zerbi, sulla “Nuova Antologia”, scriveva fra l’altro: «Qui [cioè in
Calabria, n.d.r.] si muore di fame. Mi è stato detto di contadini,
vaganti per le campagne in cerca di erbe per le loro donne, i quali dopo alcune
settimane di quell’esistenza da capre, morirono fra atroci dolori; mi han
parlato di fantolini rimasti senza latte, perché era mancato alle madri il
nutrimento».
La situazione sembra restare stazionaria per qualche anno, ma i guai
ricominciano: nel 1883 un terremoto colpisce l’isola d’Ischia, devastando
Casamicciola, e nel 1884 scoppia il colera, che flagella duramente il Sud del
paese e soprattutto Napoli: in entrambe le occasioni Umberto si reca
premurosamente sui luoghi delle sciagure — qualche maligno suggerisce che
l’abbia fatto per ridare un po’ di smalto alla sua immagine decisamente
appannata.
Faticosamente l’Italia umbertina procede verso la fine di un secolo travagliato, che vede l’Europa intera in bilico fra tradizione e modernità, fra reazione e rivoluzione. Nel 1893 esplode lo scandalo colossale della Banca Romana, che vede la monarchia macchiata ancora una volta da sospetti indegni e mezze verità insultanti — dunque Umberto avrebbe rubato allo Stato per dare alle sue amanti? è un’ipotesi degradante, ma giudicata più che attendibile da molti, ormai. Nel 1894 le nozze d’argento della regal coppia sabauda hanno poco di gioioso, e anche l’avventura d’Africa sembra non entusiasmare al punto giusto il popolo, che deve fare i conti con una situazione economica e sociale in continuo peggioramento: i fatti di Dogali (1887) sono ancora ben vivi nella mente e nel cuore degli italiani, e i disastri di Amba Alagi, Macallé e Adua, fra il dicembre 1895 e il marzo 1896, danno il colpo di grazia all’impossibile avventura coloniale del Regno d’Italia. In più, la sanguinosa repressione dei moti popolari di Lunigiana e di Sicilia voluta dal Crispi ha messo seriamente in crisi il “governo dei galantuomini” e la sua credibilità.