La Dagherrotipia

di Gabriele Chiesa

 

II.

 

La confezione della dagherrotipia è quasi sempre elegantissima; essa si presenta, per lo più, come un astuccio di legno lavorato a rilievo, spesso ricoperto di pelle con impressioni raffiguranti volute e fiori. L'antina di sinistra, quando ancora esiste, è foderata di velluto, solitamente rosso, lavorato con disegni di fantasia. L'immagine è incastonata sulla destra, racchiusa in una cornicetta di rame a sbalzo; sotto al primo vetro è generalmente presente un'altra lastrina dorata che funge da passe-partout. Ricordiamo che qualsiasi tentativo di apertura dei sigilli di cui sono muniti i vetrini è destinato a provocare la rapida ossidazione della superficie argentea; d'altra parte nessuna pulizia è consigliabile, dato che anche un fiocco di cotone produce rigature vistose pur se usato con cautela. L 'immagine dagherrotipica è costituita da una lastrina di rame perfettamente spianata ed argentata su cui zone di opacità biancastra determinano l'immagine.

Il ritratto, poiché quasi universalmente di questo si tratta, è in genere ritoccato con pochi lievi colori dati a mano. Le dagherrotipie non sono praticamente mai firmate e solo raramente il fotografo faceva apporre un'impressione in oro sul dorso dell'astuccio. L'abituale impossibilità di identificare l'autore è comune a tutte le opere fotografiche di questo periodo pionieristico.

 

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