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XI.
... Così ora tu sai che io non tornerò. Dillo con riguardo ai nostri genitori. Sono profondamente sconvolto e dubito veramente di tutto. Un tempo ero fiducioso e forte, ora sono piccolo e sfiduciato. Non capirò molto di quello che succede qui, ma il poco a cui prendo parte è già tanto da non poterlo mandar giù. Non mi si può far credere che i camerati muoiano con sulle labbra la parola: « Deutschland » o « Heil Hitler ». Si muore, questo si, non si può negarlo: ma l'ultima parola è per la mamma o per la persona più cara, oppure è solo un grido d'aiuto. Ne ho già visti cadere e morire centinaia, e molti appartenevano, come me, alla
Hitlerjugend, ma tutti, se ne erano ancora capaci, chiamavano aiuto, o invocavano il nome di chi però non poteva aiutarli.
Il Fuhrer ci ha fermamente promesso di farei uscire di qui: ci è stato letto a voce alta, e noi ci abbiamo creduto fermamente. Lo credo anche oggi, perché devo pur credere a qualcosa. Se questo non è vero, a che cosa dovrei ancora credere? Allora non avrei bisogno della primavera, dell'estate, di niente che dia gioia. Lasciami questa fede, cara Greta, io ho creduto tutta la mia vita, o almeno otto anni di essa, sempre al Fiihrer e alla sua parola. È spaventoso, come siano incerti qui, ed è umiliante sentire parole contro le quali non si può dire niente, perché hanno i fatti dalla loro.
Se non è vero Ciò che ci fu promesso, allora la Germania è perduta, perché in questo caso nessuna parola potrà mai più essere mantenuta. Oh, questi dubbi, questi terribili dubbi, se si dissolvessero presto!
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