XII.

... Purtroppo non è stato un bel Natale, quello di cui devo riferirti, però l'abbiamo passato abbastanza al caldo. La nostra posizione è proprio sul Volga. Abbiamo arraffato del rum, un po' allungato ma squisito. Il mio attendente ci ha portato qualcosa dalla divisione: prosciutto e gelatina. Li avrà certo rubati in cucina, erano buonissimi e poi loro ne devono avere ancora, se no non avrebbe potuto rubarli. A pane stiamo male, perciò abbiamo fatto una frittella: farina, acqua e sale e del prosciutto. Anche la farina non era della nostra scorta. È il quarto Natale che passo in guerra, ma quest'anno è stato il più triste. Ci dovremo rifare, quando sarà finita la guerra, e speriamo di poterlo festeggiare a casa, il prossimo Natale!
Da tre mesi siamo fermi a Stalingrado e non si va avanti. Qui c'è abbastanza pace, ma dall'altra parte, dove c'è la steppa, si combatte. I camèrati nella steppa non se la passano bene come noi. Hanno avuto una sfortuna nera. Forse andremo ancora in linea anche noi, perché hanno molte perdite. Ma è meglio non pensarci. Però ci si pensa sempre, quando non si ha niente da fare per ventiquattr'ore, ed i pensieri si volgono alla patria. Mi avete pensato tutti la sera di Natale? Avevo una sensazione così curiosa! È vero, lo si sente, quando qualcuno pensa a noi.

  

 

 

 

Soldati:

 si sta come d’autunno

 sugli alberi le foglie

 

 

 

 

 

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