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XVII.
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C'è da impazzire, mio caro Helmut: ora si può scrivere e non si sa a
chi. Mille poveri diavoli che stanno in prima linea e neanche si sognano
di questa possibilità, mi invidierebbero e darebbero tutta la loro paga
di un anno per poterlo fare. Un anno fa secchiavamo ambedue a Jiiterbog,
studiando « strategia », e ora mi trovo qui in mezzo alla merda e non
so che farmene di tutte quelle nozioni. Anche gli altri, qui, si trovano
nelle stesse mie condizioni. È una situazione cretina. Se nei
bollettini del Comando dell'Esercito dovessi una volta sentire il nome
di « Zaritza » potrebbe
darsi che una volta tanto dicessero la verità -, allora saprai dove mi
trovo. Siamo noi che viviamo sulla Luna o siete voi? Eccoci qui in
duecentomila, immersi nel fango, intorno non ci sono che russi, e non
possiamo dire che siamo accerchiati, definitivamente, e senza speranze. Ho
ricevuto la tua lettera lunedì, oggi è domenica, una vera giornata di
festa. Anzitutto vorrei rispondere alle tue parole di felicitazione per
l'invio al fronte. Ho appena finito di leggere « Gneisenau» (cosa che
non tutti abbiamo tempo di fare) e vorrei citarti una frase dalla sua
lettera inviata a Beguelin a Kolberg: « ... leggendo questa notizia, mi
venne fatto di pensare che loro avrebbero potuto sentire il nostro
cannoneggiamento e poi augurarci una buona salute. C'erano giorni in cui
la terra tremava, ed io mi comportavo come un giocatore che punta i suoi
ultimi luigi d'oro nella speranza che la fortuna si volga dalla sua
parte, poiché c'era un tempo in cui non avevo munizioni che per
quindici giorni e non potevo diminuire l'intensità del mio fuoco per
non far sapere al nemico della mia penuria di munizioni. È vergognoso
come fosse male rifornita questa fortezza ». Ah,
ragazzo mio, quelli erano tempi I Gneisenau avrebbe dovuto sentire la
pioggia di proiettili e il fuoco di fila di duecento cannoni concentrati
su un solo chilometro. Ma non solo lui, anche tu, ed allora non avresti
così fretta di venire a combattere. Non demoralizzarti, non ti voglio
togliere la fiducia nel tuo valore personale. Qui però non servirebbe a
niente: qui muoiono valorosi e vigliacchi nella stessa buca, senza
alcuna possibilità di difendersi. Se avessimo appena avuto munizioni «
solo » per quindici giorni, caro mio, che razza di sparatoria ci
sarebbe stata! La mia batteria ha ancora venti sei colpi, tutto qui e
non arriva più niente. Anche tu sei uno dei ragazzi della Barbara l e
puoi fartene quindi un'idea. Qui siamo ancora abbastanza in gamba, il
battito del polso è quasi normale, abbiamo una dozzina di sigarette.
L'altro ieri ci hanno dato una minestra, oggi della pancetta, presa
dallo scoppio di un reparto di sussistenza (non funziona più niente,
siamo diventati autonomi), siamo qui in una cantina e bruciamo del
mobilio di casa, abbiamo ventisei anni e non siamo fessi del tutto,
eravamo contenti di poter portare le mostrine, e abbiamo gridato con voi
a squarciagola « Heil Hitler». Ma ora non ci resta che crepare o
andare in Siberia. E non sarebbe nemmeno la cosa peggiore, ma il sangue
ci monta alla testa, sapendo che tutto ciò succede per una cosa
completamente inutile. Ma lasciali venire! La terza batteria ha ancora
ventisei colpi, ed il suo comandante ha una 08 con sei pillole lucide.
È ora di finire, sta arrivando la benedizione della sera, ci
sprofondiamo un poco di più nella terra. Caro mio, vecchio amico, puoi
risparmiarti una risposta a questa lettera, ma pensaci su, così, entro
quindici giorni, a queste righe. Non ci vuole proprio nessun talento da
visionario per prevedere la .fine. Come sarà, non lo saprai mai .
l Santa Barbara, patrona dell'Artiglieria [N.d. T.].
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Soldati: si sta come
d’autunno |