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II.
... Ho preso in mano il tuo ritratto ancora una volta e l' ho guardato a lungo. Nel mio ricordo sta l'esperienza da noi condivisa di quella bella sera d'estate l'ultimo anno di pace quando, attraversando la valle fiorita, andavamo verso la nostra casa. La prima volta che ci incontrammo sgorgò da noi soltanto la voce del cuore; più tardi, la voce dell'amore e della felicità. Abbiamo parlato di noi e del futuro che si stendeva davanti a noi come un tappeto variopinto.
Questo tappeto variopinto non esiste più. Non vi è più la sera d'estate, né la valle fiorita. E noi non siamo più insieme. Dov'era il tappeto variopinto si stende ora una sconfinata bianca distesa, non vi è più alcuna estate, ma è inverno, e non vi è alcun futuro, almeno per me, quindi necessariamente neppure per te. Ho avuto tutto questo tempo una sensazione strana e non sapevo cosa fosse, ma adesso so cos'era: era l'angoscia per te. Ho sentito, attraverso le molte migliaia di chilometri, come tu provassi la stessa angoscia. Quando riceverai questa lettera, poniti profondamente in ascolto, forse tu percepirai in essa la mia voce. Ci dicono che la nostra è una battaglia per la Germania, ma sono pochi qui a credere che il dissennato sacrificio possa giovare alla nostra patria.
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