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XXII.
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Abbiamo già dovuto mandarne giù tante, ingoiamo anche questa! È una
situazione cretina o, se vuoi, maledettamente difficile. Non
riesco proprio a capire come ne usciremo. Comunque, non è certo compito
mio. Abbiamo marciato su comando, sparato su comando, facciamo la fame
su comando, moriamo su comando e torneremo a marciare su comando.
L'avremmo già potuto fare da tempo, ma i grandi della strategia non si
sono ancora messi d'accordo. Fra poco sarà troppo tardi, se non lo è
già. In ogni modo marceremo certamente su comando ancora una volta e,
molto probabilmente, nella direzione già prevista sin dall'inizio,
senza armi però e guidati da altri. Kemner,
della pesante qui accanto, ha giocato ai dadi con Helm, e ha perso
tutto: paga, orologio, anello, assegni, e anche il pianoforte che sta «
fra le amate mura». Qui si arriva alle maggiori fesserie. Sono curioso
di sapere come la metteranno, in sede legale, la faccenda del
pianoforte. Quel piccolo grassone ha riguadagnato orologio e anello,
forse domani ci scappa anche la casetta in campagna. Se tutti e due ci
lasciano la pelle, chissà come andrà a finire con l'eredità. Vorrei
proprio saperlo, ma non ci sarà abbastanza tempo. Ci sono tante cose
che non so, e sopporterò anche questo. Ho già detto al principio che
abbiamo dovuto mandarne giù tante. Diglielo, a Egon: titolo: Ansie di
un tenente a Stalingrado. Sento che presto sarà la fine, si sente di
nuovo sparare. Possiamo far di meglio che giocare a dadi.
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Soldati: si sta come
d’autunno |