XXIV.

... Mi ha detto ora il sergente che a Natale non andrò a casa. Gli ho detto che però avrebbe dovuto mantenere la promessa e allora mi ha mandato in fureria. Là, il furiere mi ha detto che anche altri volevano andare in licenza a Natale e che l'avevano promesso ai loro cari ma non, potevano mantenere la promessa. Non era colpa sua, se non si poteva andare. Ci dovevamo accontentare di essere ancora in vita, ha detto il capo-furiere, e che del resto il lungo viaggio nel freddo inverno non sarebbe stato molto piacevole.

Cara Maria, non devi tenermi il broncio, se non vengo in licenza. Penso spesso alla nostra casa ed alla nostra piccola Luise. Mi domando se sarà già capace di ridere. Avete trovato un bell'albero di Natale? Anche a noi dovrebbero darne uno, se non ci faranno sloggiare prima. Non ti voglio scrivere molte cose di qui, se no ti metti a piangere.

Ti allego una fotografia di me con la barba; me l'ha fatta tre mesi fa a Charkow un mio compagno. Qui si dicono tante cose, ma io ci capisco poco. Spesso ho paura che non ci rivedremo più. Un uomo, mi ha detto Heiner di Krefeld, non dovrebbe scrivere cose del genere, che riescono solo a metter paura ai propri cari. Ma se è la verità!

Maria, cara Maria, continuo a tirare in lungo, ma il sergente ha detto che questa è l'ultima posta che parte per la patria: dopo non ci sarà più nessun aeroplano. Non ho cuore di mentirti. E della licenza non se ne farà più niente. Potessi almeno vederti ancora una volta sola, oh, che cosa spaventosa! Quando accenderete le candeline, pensate a vostro padre a Stalingrado.  

Soldati:

 si sta come d’autunno

 sugli alberi le foglie

 

 

 

 

 

 

 

[precede] [Home] [segue]