XXVI.

... Mi è molto difficile questa lettera e lo sarà anche per te. Non vi sono buone notizie. E la situazione non è migliorata, per il fatto di avere aspettato dieci giorni. La nostra posizione è ora così grave da farci temere che fra poco saremo tagliati fuori dal resto del mondo. Ci hanno assicurato poco fa che questa corrispondenza partirà ancora di certo. Se sapessi che si presenterà un'altra occasione, aspetterei ancora, ma non lo so e, bene o male, devo parlare.

La guerra per me è finita. Mi trovo nell'ospedale di Gumrak e aspetto che mi si porti via con un aeroplano. Benché lo aspetti con tanta ansia, la partenza viene sempre rimandata. È una grande gioia per me ritornare a casa, ed anche per la mia cara moglie, cioè per te. Ma non sarà per te una gioia lo stato in cui ritorno a casa. Sono completamente disperato quando penso di starti davanti casì mutilato. Ma tu devi saperlo prima o poi: le mie gambe sono state sparate via.

Sarò sincero con te: la gamba destra è completamente stritolata e me l'hanno amputata sotto il ginocchio, la sinistra è stata tagliata dalla coscia. Il medico capo dice che con un apparecchio potrei ancora camminare come un uomo sano. Il medico capo è un brav'uomo. Spero che abbia ragione. Ora lo sai già.

Cara Elisa, vorrei soltanto sapere cosa ne pensi. Io ho tempo tutto il giorno e non faccio che pensarci. lo ti penso tanto: ho anche desiderato d'esser morto, ma è un peccato grave, e non ci si deve esprimere casì.

Dentro questa tenda giacciono più di ottanta uomini, ma di fuori i camerati non si contano. Attraverso la tenda li si sente gridare e ansimare, e nessuno può aiutarli. Accanto a me c'è un sottufficiale di Bromberg con una grave ferita al ventre. Il medico capo gli ha detto che andrà a casa presto, ma all'infermiere ha detto « non arriva a stasera, lascialo riposare, intanto ».

Il medico capo è proprio un brav'uomo. Dall'altra parte, accanto a me, vicino alla parete, c'è un contadino delle parti di Breslau, che non ha più un braccio ed è senza naso: mi ha detto che ora non ha più bisogno del fazzoletto. Quando gli ho chiesto cosa avrebbe fatto, se avesse dovuto piangere, « tutti qui, - mi ha risposto, - anche tu ed io, non avremo più occasione di piangere: presto, per noi, piangeranno gli altri ».

 

Soldati:

 si sta come d’autunno

 sugli alberi le foglie

 

 

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