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XXVII.
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Questa lettera la scrive Axel per me. Veramente non si chiama Axel, ma
Lachmann ed è di Konigsberg. Ma noi lo chiamiamo Axel. Ho il braccio
tenuto su tutto fasciato da grosse bende, perciò non posso scrivere.
Presto vengo a casa, me l'ha
detto l'ufficiale medico, e me ne rallegro moltissimo. Il medico mi ha
anche detto che al braccio ne manca un pezzettino. È buffo non poter
muovere le dita. Come giardiniere, però, ho bisogno delle mie dita. La
terra, qui è grassa e soffice, ci sarebbe molto utile a Leuneburg. Di
fuori c'è tanta neve che non si vede la terra. Quattro giorni fa ero
rintanato in una buca profonda un metro, e sono stato tutto il giorno a
guardare la terra, terra buona per il frumento, nessuna traccia di
concime, naturalmente, ma la steppa il concime se lo fa da sé. In
quella buca ho avuto paura. Oggi mi vien da ridere. Non sono in una
posizione comoda, ma quando tornerò a casa, riderò ancora di più. E
voi riderete tutti con me
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