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XXXIII.
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Ho pianto tanto in queste ultime notti, che quasi mi sembra
insopportabile. Ho visto piangere anche un camerata, ma per un'altra
ragione. Piangeva per i suoi carri armati perduti, che erano tutto il
suo orgoglio. Non mi so spiegare la mia debolezza, ma posso capire che
un uomo si addolori per la perdita di materiale bellico. Sono un
soldato, e vorrei credere che i carri armati non siano per lui materiale
morto. Comunque è importante soprattutto il fatto che due uomini si
mettano a piangere. Sono sempre stato facile alle lacrime: un
avvenimento commovente, un'azione nobile mi facevano piangere. Anche al
cinema succedeva lo stesso, oppure leggendo un libro o se vedevo
soffrire una bestia. Mi distaccavo dal mio mondo e partecipavo a quanto
vedevo e sentivo. Invece non ho mai preso in considerazione la perdita
di valori materiali, non potrei quindi piangere per i carri armati senza
carburante messi 1i in piena steppa a fare da artiglieria, e che vengono
fracassati senza alcuna fatica. Che un uomo integro, un soldato
valoroso, duro e inflessibile pianga come un bambino, questo si mi ha
fatto piangere durante la notte. Martedì
ho fatto fuori con il mio carro due T 34, che la curiosità aveva spinto
oltre le nostre linee. Era un quadro meraviglioso e impressionante. Poi
passai davanti ai rottami fumanti. Dallo sportello pendeva un corpo, la
testa all'ingiù; i suoi piedi erano incastrati, e bruciavano fino al
ginocchio. Il corpo era vivo, la bocca rantolava. Il dolore dev'essere
stato spaventoso. E non c'era nessuna possibilità di liberarlo. Anche
se fosse stato possibile, sarebbe morto lo stesso dopo poche ore fra
dolori atroci. Gli ho sparato, mentre le lacrime mi colavano giù dalle
guance. Ora piango già da tre notti per quel carrista russo morto
assassinato da me. Mi commuovo per le croci davanti a Gumrak e per altro
ancora che i miei camerati vedono senza scomporsi. Temo di non poter più
dormire quietamente, se ritornerò da voi, miei cari. La mia vita non è
che una terribile contraddizione. Una mostruosità psicologica.
. Ora
ho rilevato un grosso cannone anticarro e ho addestrato otto uomini,
quattro dei quali russi. In nove spingiamo il cannone da un punto
all'altro. Ad ogni spostamento, rimane sul terreno un carro armato in
fiamme. Sono già otto, e si dovrebbe raggiungere la dozzina. Comunque
io dispongo soltanto di tre . colpi ancora, e sparare ai carri armati
non è come giocare a biliardo. Nella notte però piango senza ritegno,
come un bambino. Che cosa avverrà ancora?
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Soldati: si sta come
d’autunno |