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XXXIV.
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Un anno fa, una sua lettera giungeva ad uno sconosciuto, solo al mondo.
L'accolsi, e nelle lunghe giornate invernali mi misi ad ascoltare il
battito del cuore che essa mi comunicava. Il battito del cuore dei
contadini e degli animali, delle piante e delle cime, e il rombo dello
scirocco e delle valanghe. Lei scriveva sempre che il soldato
sconosciuto deve attingere dalle lettere pensieri elevati, forza, fede,
coraggio. Ed oggi le posso dire che ho ricevuto da quelle lettere
pensieri elevati, forza ed anche coraggio. Ma la fede in una giusta
causa è morta. Morta, come saranno morti con me, fra trenta giorni,
migliaia e migliaia di soldati. Le
scrivo oggi questa lettera per due motivi. Primo, perché il soldato
sconosciuto, al quale lei un giorno si rivolse, deve renderle conto,
come si usa fra soldati, di come stanno le cose; secondo, nella
supposizione che lei scriverà ora a un nuovo soldato sconosciuto per
infondergli con le sue lettere forza, spirito e coraggio. E la fede.
. Signorina
Adi, questo è il motivo più importante. Sulla carta si può si
dimostrare la fede, ma quando, come succede qui sul Volga, in questa
città distrutta, tutto viene messo all'asta e contrattato, quando si
riconosce, come facciamo qui, che la fede nella giusta causa è stata
una futile perdita di tempo, allora bisogna diffidare chiunque dal
persuadere qualcuno a questa fede!
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Soldati: si sta come
d’autunno |