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XXXV.
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Volevo scriverti una lunga lettera, ma i miei pensieri continuano a
sfasciarsi come quelle case colpite dal fuoco delle artiglierie. Ho
ancora, dieci ore di tempo, prima che parta questa lettera. Dieci ore
sono lunghe quando si attende, ma sono brevi quando si ama. Non sono
affatto nervoso. Anzi, qui da queste parti mi sono completamente
risanato. Non conosco più né raffreddori né influenze: è questa
l'unica cosa buona che la guerra mi ha dato. Un'altra cosa ancora mi ha
dato, la coscienza di amarti. È strano come si pensi alle cose solo
quando si sta per perderle. Un ponte va da cuore a cuore, per tutta
l'enorme distanza. Attraverso questo ponte, ti ho scritto della mia vita
di ogni giorno e del mondo in cui viviamo. Se tornassi, vorrei dirti la
verità, e poi non parleremmo mai più di guerra. Ora saprai la verità
prima che io volessi: l'ultima verità. Ed ora non sono più capace di
continuare a scrivere. Ci
saranno sempre ponti, finché ci saranno rive, dovremmo soltanto avere
il coraggio di incamminarci su di essi. Uno di questi ponti va verso di
te, l'altro va nell'eternità, e in fondo per me è lo stesso. Domani
mi incamminerò sull'ultimo ponte, questa è l'espressione letteraria
per la morte, ma tu sai che mi è sempre piaciuto ornare un poco le
cose, per il piacere delle parole e del suono. Tendimi la tua mano, cosi
il cammino non sarà troppo difficile.
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Soldati: si sta come
d’autunno |