V.


... Stamattina sul campo! Hannes mi ha persuaso a scriverti. È una settimana che continuo a pensare a questa lettera sempre rinviata, pensando che l'incertezza fosse si tormentosa, ma contenesse pur sempre un barlume di speranza. Pensavo anche alla mia sorte ed ogni notte sono entrato nel sonno portandomi dietro l'incertezza della nostra situazione, che oscillava fra salvezza e rovina. Non ho nemmeno cercato di rendermene chiaramente conto. Forse per vigliaccheria. Già tre volte avrei potuto giacere sotto terra, ma sarebbe stato sempre all'improvviso, di sorpresa, senza preparazione. Ora è diverso, da stamattina conosco il verdetto, e mi sento tanto più libero! Anche tu, quindi, devi essere liberata da questa incertezza angosciosa. .
Mi sono spaventato, quando ho visto la carta. Siamo completamente isolati, senz'aiuto dal di fuori. Hitler ci ha lasciati. Questa lettera parte ancora se l'aeroporto è ancora in nostre mani. Siamo al nord della città. Anche gli uomini della batteria lo intuiscono, ma non lo sanno altrettanto chiaramente e in modo certo come me. È cosi, dunque, che si prospetta la fine. In, prigionia, Hannes ed io non ci andiamo. Ieri ho visto quattro uomini fatti prigionieri dai Russi, dopo che la nostra fanteria ha ripreso l'avamposto. No, in prigionia non ci andiamo. Quando Stalingrado cadrà, tu lo sentirai e lo leggerai, e allora saprai che io non ritorno
 

 

 

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