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IX.
... Attorno a me tutto è confuso, cosicché non so come incominciare. Non sarebbe meglio cominciare dalla fine?
Carissima Anne, sarai certamente sorpresa di ricevere una lettera relativamente comica, ma se guardi meglio vedrai che non è proprio comica affatto. Tu hai sempre visto in me, prima, un filisteo, e devo proprio darti ragione, per esempio quando mettevo nella borsa i panini per la prima colazione: due fette a destra, due fette a sinistra, sopra, le mele, e poi il thermos. La bottiglia doveva poggiare ben bene sulle mele, perché il burro spalmato sul pane non si sciogliesse. Era un - come diceva sempre lo zio Herbert? - un « tempo di meditazione ». Oggi, non sono pi6. un filisteo. Dovresti vedermi, come vado al « lavoro » ! Fa un caldo piacevole nel nostro bunker. Abbiamo fracassato delle automobili e ne abbiamo trasportato i pezzi dentro la stufa. Non lo deve sapere nessuno, ma del resto qui c'è altro da pensare.
Il mio « posto di lavoro » è proprio qui accanto. Te l' ho già scritto alcuni giorni fa. È un bunker in cui ha abitato fino a poco tempo fa un capitano... Ti sto facendo una descrizione molto dettagliata di queste parti, ma vorrei scriverti di qualcosa di ben diverso. Anzi, non lo vorrei, ma è necessario ed importante che io ti scriva. Non ti vorrei procurare un'angoscia inutile, ma sembra che stia per andar tutto a rotoli. Lo si sente dappertutto. Siamo nella sacca più interna, ogni tanto si sente un colpo. Se non si sentisse sparare ogni tanto non ci ricorderemmo della guerra. Casi come stanno le cose, adesso, potrebbe anche andare avanti per cento anni. Ma senza di te, no. Ma non durerà cosi a lungo, ogni giorno contiamo di uscirne. Questa speranza è in contrasto con le voci che corrono.
Sono già sette settimane che l'armata è accerchiata, e non può durarne altre sette. La licenza mi toccava già in settembre, ma non è stato possibile, e mi sono consolato con i miei camerati che anche sulla licenza ci avevan fatto su una croce. Alla fine di gennaio un terzo di noi dovrebbe andare a casa - se ne è sparsa la voce ieri mattina. L'avrebbe sentito dire il maresciallo della compagnia dello Stato Maggiore. Può durare ancora un paio di giorni e veramente non c'è nessuno qui che sa davvero come e cosa stia succedendo. Sono otto mesi da che non sono stato con te, adesso due giorni in più o in meno non contano. Purtroppo non ti posso portare gran che, ma vedrò se si può far qualcosa a Lemberg. San già contento di un vero giorno di licenza, e mi rallegro molto di più per te e per la mamma. Se telegrafo, avvertine subito lo zio Herbert. È bello, rallegrarsi di qualcosa, e di questa gioia io vivo già da ieri mattina in modo del tutto diverso. Ogni giorno faccio un segno sul calendario. Ogni segno significa che io sono più vicino a voi di un giorno.
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