L'Italia e le dominazioni straniere nell'Età moderna:
la discesa di Carlo VIII in Italia, Angioini e Aragonesi
1.
Nell'Età cosiddetta moderna (dalla
scoperta dell'America, per intenderci) il primo che prese di mira l'Italia come
terra di conquista fu Carlo VIII re di Francia. E non si può dire che abbia
trovato né ostacoli né cattiva accoglienza da parte dei vari potenti che in
quell'epoca si dividevano la Penisola e i cui territori venivano attraversati
dalle sue milizie: Savoia, Milano, Firenze (che oppose qualche iniziale
resistenza),
gli Stati pontifici. Tanto, Lorsignori sapevano bene che per loro non c'era
pericolo: la vera méta dell'invasore francese era più a sud, il regno aragonese
di Napoli.
Il nostro Meridione ha sempre fatto gola ai predatori di turno; già nei secoli
precedenti se l'erano preso, appunto, gli Aragonesi (Spagna) che a loro volta lo
avevano strappato agli Angioini (Francia), che lo avevano portato via agli
Svevi, che lo avevano ereditato dai Normanni. Quanta gente, eh?!...
A dire la verità, Carlo VIII non era nemmeno sceso in Italia di sua iniziativa,
anche se lo fece ben volentieri: ce lo aveva chiamato quel furbastro del
milanese Ludovico il Moro (dico furbastro perché poi, coi Francesi, ci rimise le
penne; ma più che altro è meglio definirlo politicamente malaccorto nello
scegliersi l'alleato, perché con quella sua infausta iniziativa inaugurò in
Italia la lunga stagione delle invasioni e dominazioni straniere - v.
riferimento). E fu per salvare il proprio potere su Milano che il Moro istigò il
re francese a far valere le antiche rivendicazioni angioine sul regno di Napoli
muovendo guerra agli Aragonesi. In questo modo ruppe quella politica di
equilibrio politico ed economico fra i vari stati e staterelli italiani, fino ad
allora mantenuto dall'abilità diplomatica del fiorentino Lorenzo il Magnifico.
Siamo nel 1494; da questo momento in poi l'Italia non si libererà più della
presenza di dominatori stranieri, che continuerà indisturbata fino al 1918:
l'altro ieri.
Carlo VIII, comunque, non ebbe vita facile nel nostro Meridione, perché contro
di lui si coalizzarono tutti quei potentati che non vedevano di buon occhio una
forte presenza francese nella Penisola: Venezia, che temeva venissero minacciati
i propri interessi marinari e mercantili nel Mediterraneo; il re di Spagna
Ferdinando il Cattolico (quello di Cristoforo Colombo) che vedeva in pericolo i
diritti della sua dinastia sul regno di Napoli; l'Imperatore Massimiliano I che
vedeva minacciata la dignità imperiale in Italia; il papato di Alessandro VI
Borgia, che veniva a trovarsi questa grande potenza proprio ai confini
meridionali dello Stato della Chiesa; e infine (udite udite) proprio lo stesso
Ludovico il Moro, colui che della discesa di Carlo VIII in Italia era stato
l'istigatore, e che invece adesso vedeva minacciato il proprio ducato dalle
pretese dinastiche avanzate su Milano da un altro francese, Luigi duca
d'Orléans. E tutti insieme unirono le loro ingenti forze per tagliare al
francese i collegamenti con la Francia e per fargli capire che qui, per lui, non
tirava aria buona. Vista la mala parata, Carlo VIII si affrettò a tagliare la
corda, ma sulla via del ritorno, nei pressi di Parma, ricevette dalla Coalizione
una sonora batosta che lo privò della sua pur poderosa artiglieria e lo
costrinse a tornarsene a casa per il cosiddetto "rotto della cuffia". Il suo
posto a Napoli fu ripreso dalla casa d'Aragona, aiutata soprattutto dalla Spagna
e dalla Repubblica di Venezia.