La Donna e la Corte nel Medioevo
di
Giorgio Monteforti
1. La condizione della Donna
Nel Medioevo lo stato di
inferiorita' della donna era ritenuto naturale anche dalle donne stesse. Questa
condizione di inferiorita' non indicava però un disprezzo: la donna meritava di
essere particolarmente riverita ed apprezzata.
La stessa concezione cristiana
della donna portava a questo tipo di considerazione infatti se da un lato la
donna era ritenuta inferiore perché Eva era stata creata dalla costola di
Adamo, dall' altro Maria, madre di Cristo, rappresentava una delle più alte
figure, anche moralmente, della teologia cristiana. Nella figura della regina o
della nobildonna queste due concezioni si fondevano benissimo.
La regina o la nobildonna si trasferiva frequentemente insieme al marito e alla
corte, ed era preposta all' intera amministrazione del palazzo, partecipando così
anche alla gestione del tesoro reale o signorile. La consorte influiva molto
sulla politica del marito ed era frequentissimo che, col figlio ancora
minorenne, la regina o la nobildonna madre, rimasta vedova, tenesse la reggenza
del regno o delle proprietà familiari con la massima autorità e il massimo
rispetto dei vassalli. Le vedove reggenti lottavano con impeto pari a quello
degli uomini per difendere, in nome dei figli minorenni, i loro poteri contro i
vassalli, i vicini, i nemici di ogni genere.
La donna poteva disporre personalmente dei propri beni, con l' aiuto di un
balivo o di un amministratore, e comunque in assenza del marito a lei spettava
la totale gestione degli affari politici e amministrativi.
Questa integrazione nella vita sociale e civile del medioevo non era però segno
di emancipazione. Seppure la donna godesse di stima e considerazione nella vita
sociale, tuttavia le rimaneva l' etichetta di essere debole per natura,
bisognosa di protezione e relativamente priva di diritti. La distinzione tra i
sessi era ritenuta una condizione naturale dell' ordine costituito e non c' era
nulla da chiarire.