La Storia dei Templari
4.
Tra i crociati si erano sempre
distinti per la loro incredibile determinazione in battaglia, avevano disciplina
disumana e una spietata fermezza di fronte all’avversario. Non a caso venivano
chiamati dai musulmani i "diavoli rossi", mentre i Gerosolimitani erano chiamati
i "diavoli neri".
Rivendicavano a se il privilegio della prima linea durante i combattimenti, non
infrequentemente dovettero pagare con un alto tributo di sangue questo
privilegio, ma con la loro fama di essere i più valorosi difensori della Croce
non trovavano difficoltà a ripristinare le fila diradatesi.
Le loro rotte si contano sulle dita di una mano, furono gli ultimi a lasciare la
TerraSanta e nell’assedio di Acri non mollarono fino all’ultimo, la difesa della
fortezza era chiaramente senza speranza, senza alcun pericolo ci si poteva
salvare via mare, ma i cavalieri combatterono e morirono quasi tutti. Non
potendo più guidare l’avanguardia in battaglia si trasformarono in retroguardia
e
sacrificarono così le loro vite, ultimi crociati in TerraSanta.
E’ tragico pensare che i cavalieri sopravvissuti alle scimitarre dei Saraceni
caddero poi vittime dei carnefici del Re di Francia e della debolezza del
Pontefice, tra di essi c’era anche l’ultimo Gran Maestro, Giacomo di Molay e il
precettore di Normandia Goffredo di Charney un omonimo del quale, molto
probabilmente un suo parente, sarà poi il primo possessore europeo della Santa
Sindone.
Ma i Templari non furono protagonisti solo in TerraSanta: quando le orde
mongoliche minacciarono l’Europa i templari contribuirono non poco alla sua
difesa, che trovò provvisoria soluzione con la battaglia di Liegnitz nel 1241.
Nella penisola iberica stettero parimenti in prima linea, i sovrani di Spagna e
Portogallo difficilmente avrebbero conseguito le loro vittorie senza i Templari,
non invano affidarono loro le proprie fortezze più munite e li ricoprivano di
munifici donativi.
Anche la flotta Templare era tra le migliori, nessuno si sarebbe mai azzardato
ad attaccare una nave battente bandiera Templare e i Saraceni se ne tenevano ben
alla larga.
Esiste però un problema di non facile soluzione né per quel tempo e ancor meno
per il nostro tempo quello cioè della così detta guerra giusta che spesso viene
definita anche santa.
San Bernardo, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da
Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro gli
infedeli non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro
il Male, ossia un "malicidio" (vedi sopra 'De laude novae militiae'), anche
perché Templari difendevano i Luoghi Santi, che dovevano essere a disposizione
di tutti, quindi chiunque avesse preteso di tenerli soltanto per se sarebbe
stato considerato "malvagio" e andava quindi debellato…
Per noi uomini di oggi è difficile accettare la violenza giustificata
esclusivamente da motivazioni religiose, ferisce la "sensibilità" di molti, ma
bisogna entrare nella mentalità dell’epoca e non pensare subito "è sbagliato".
Allora il Cavaliere dell’Ordine era il Guerriero di Dio per antonomasia, ed il
suo compito era servire Dio combattendo l’eresia e le ingiustizie.
Una grave ingiustizia era quella perpetrata dai mussulmani in Terra Santa.
Fin dall’800, infatti, i pellegrini che si recavano al
Santo Sepolcro venivano
uccisi, derubati, le donne violentate, nel migliore dei casi veniva imposta loro
una forte tassa.
La setta degli "Assassini" nacque proprio in questo periodo ed aveva come scopo
l’uccisione sistematica dei pellegrini Cristiani. Questo atteggiamento
intollerante da parte dei musulmani portò ad una reazione violenta degli
Europei.
San Bernardo con 'De laude novae militiae' espresse bene questa mentalità.
Le Crociate avevano un costo altissimo, sia per gli armamenti, per il viaggio,
per la costruzione di fortezze, e questa spesa non poteva essere affrontata dai
soli Templari, che nei loro monasteri si dedicavano per lo più alla coltivazione
e all’allevamento, per raggiungere i loro scopi c’era bisogno di ben altro. Le
ricchezze ottenute dai Templari furono impensabili e loro stessi furono bravi a
gestirle: non lasciavano il denaro in eccesso a marcire in buie stanze, ma lo
investivano munificamente, soprattutto facendo servizio di tesoreria per nobili
e re e prestando il denaro, certo, da Cristiani non potevano chiedere interessi,
ma sapevano come non subire danni con tariffe di prestito.
Gli affari che svolgevano erano soprattutto di quattro categorie:
-deposito tributi e somme di denaro di un principe votatosi alla Crociata
-Trasferimento in TerraSanta di dette somme
-riscossione delle decime pontificie per le crociate
-prestiti a principi o nobili, che motivassero tale bisogno di denaro con pii
motivi.
A loro è dovuta anche l’invenzione dell’assegno o della lettera di cambio: per
esempio i pellegrini che si volevano recare in TerraSanta, ma avevano paura di
essere rapinati, potevano lasciare denari in una qualsiasi magione templare e
ricevere una quietanza di riscossione; all’arrivo in TerraSanta portavano la
quietanza nella magione e tornavano in possesso della somma di denaro lasciata
prima della loro partenza.
Da notare che il più famoso sigillo templare era un cavallo cavalcato da due
cavalieri che stava ad indicare la povertà iniziale dei cavalieri che erano
costretti ad andare in due su un solo cavallo e il dualismo universale delle
cose, a cui si rifà il loro ideale, cioè la convivenza pacifica in TerraSanta
della cultura Cristiana e di quella Islamica.