La cavalleria e la storia

 

II.

Il 24 febbraio 1525 il Re di Francia Francesco I sacrificò inutilmente a Pavia la Cavalleria, dirigendola direttamente contro la fanteria nemica non fiaccata da altre azioni che con le proprie armi da fuoco le arrecò perdite gravissime.
Trentadue anni dopo, il 10 agosto 1557, Emanuele Filiberto, fedele agli insegnamenti dei grandi condottieri dell'antichità, non impiegò la Cavalleria all'inizio della battaglia contro la compatta falange avversaria ma, vero comandante e coordinatore dei mezzi, ricorse prima all'artiglieria e, una volta scompaginato con il suo tiro l'esercito del Montmorency, affidò alla Cavalleria imperiale il compito di determinare col proprio intervento il successo nella battaglia.
Gustavo Adolfo rese agile e manovriera la propria Cavalleria e, per ridare all'arma una potenza di fuoco che pur agendo con essa in stretta cooperazione non doveva appesantirla, istituì reparti di moschettieri che, frammisti ai cavalieri, dovevano prepararne l'azione e coprire eventualmente il ripiegamento ed il riordinamento degli squadroni in caso di insuccesso con il loro fuoco.
Con Federico II la Cavalleria assurse nuovamente alla funzione decisiva che è ad essa ancora assegnata nelle battaglie del XVII secolo. La brillante azione dei 50 squadroni del Driesen a Leuthen costituì forse l'impiego più tipico di una massa di Cavalleria genialmente diretta e lanciata al momento opportuno.
Napoleone ebbe illimitata fiducia nell'impiego della Cavalleria, che utilizzò sempre come potente strumento di manovra, atto allo sfruttamento del successo. Non la logorò mai in azioni premature contro un nemico che non fosse già provato e che facesse buon uso delle proprie armi. Persino nell'esplorazione, dalla quale attendeva le urgenti notizie necessarie allo svolgimento della manovra concepita, dirigeva la Cavalleria ove presumeva che non fosse il nemico conservandola così in piena efficienza. La massa di Cavalleria era sapientemente risparmiata ed il suo prezioso contributo alla vittoria finale consisteva particolarmente in un inseguimento condotto con la massima celerità ed ardimento e diretto alla completa disorganizzazione dell'esercito nemico già vinto.

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