La cavalleria cristiana, la guerra e l’etica del legittimo combattente
di Sergio Lenzi
I.
A seguito della caduta dell’Impero romano, nel medioevo, nei territori dove vigeva l’uso del feudo franco, venne a formarsi una categoria elitaria che comprendeva i figli cadetti appartenenti alle famiglie della gerarchia feudale. Costoro, educati al combattimento, erano armati a cavallo ma, a differenza dei loro fratelli primogeniti, non avevano mezzi sufficienti per far fronte alle esigenze del proprio status originario e aspiravano a crearsi una condizione stabile e sicura mediante l’esercizio delle armi.
Furono
uomini
d’arme duri e violenti, abili nei tornei e non meno nel saccheggio, rispettati
perché temuti.
La
trasformazione di questa classe di guerrieri in paladini
della fede (il nome “paladini”
deriva dal privilegio concesso dai romani ad alcuni appartenenti alla classe
degli equites di risiedere nel Palatium)
fu dovuta all’azione della Chiesa che, facendo leva sul sentimento religioso e
sul rispetto delle cose sacre di questi uomini, riuscì a piegarne la forza
delle armi al dovere di un contegno conforme ai precetti cristiani. La morale
cristiana costituì quindi il fondamento: da essa nacque l’etica cavalleresca
e, conseguentemente, anche la principale fra le attività degli appartenenti a
questa classe – la guerra – fu condotta secondo regole dettate dalla Chiesa
che divennero le regole della cavalleria.
Le
antiche saghe, le tradizioni non scritte e lo stesso cristianesimo guerriero di
una Chiesa alto - medioevale, i cui modelli erano i libri bellicosi dell'Antico
Testamento e i Santi guerrieri come Michele, Demetrio, Martino e Giorgio,
fornivano a questo mondo etico un supporto simbolico - religioso, una
giustificazione di fondo. Il cavaliere, il miles,
era un sacerdote della guerra e allo stesso tempo un martire di Cristo. La
coscienza della superiorità che gli veniva dal suo addestramento, lo faceva
sentire al centro di un universo qualificato dalla solidarietà guerriera, cui
il rito dell'addobbamento gli aveva consentito l'accesso. Egli si distingueva
dai "rustici" sottomessi,
il campo di battaglia era un'alternativa al campo da coltivare, versare il
sangue un'alternativa a versare il sudore.
Sorse
quindi la cavalleria – la classe dei miles
- come società ideale di uomini chiamati alla protezione della religione e
della fede, alla difesa dei deboli e degli oppressi, alla tutela della giustizia
e lo stesso appellativo di cavaliere
perse il significato di "individuo
che va a cavallo" per assumerne un altro: quello di uomo dotato delle
qualità che si addicono a chi è abituato a vivere ispirandosi a grandi ideali.