La cavalleria cristiana, la guerra e l’etica del legittimo combattente

di Sergio Lenzi

 

II.

 

È questa la realizzazione di un grande disegno etico - ideologico: vincere, o almeno contenere, la violenza, attraverso la stessa conversione dei violenti a una morale nuova, basata non più solo sul coraggio e sulla fedeltà, bensì anche sulla difesa del cristianesimo e, al suo interno, dei deboli e degli inermi.

È il programma che traspare dai poemi epici, dalle "Chansons de geste", dalle imprese antimussulmane in Spagna, dalle Crociate: portare la guerra fuori dei confini del mondo cristiano, portarla agli infedeli; combattere nel nome di Cristo e, all'occorrenza, cadere martiri per la Fede, ma al tempo stesso, garantire la pace all'interno del popolo di Dio; far sorgere dal semplice guerriero (miles saeculi) il soldato cristiano (miles christi). La guerra cavalleresca viene proposta come antiguerra, come lotta contro il male e il peccato - il "miles" diventava "pacificus", cioè portatore e restauratore di pace – e, al tempo stesso, diventa "cortese", una "cortesia" che si rivolge anche all’avversario se e nella misura in cui è riconosciuto come compartecipe del mondo cavalleresco. Questo composito universo di valori avrebbe continuato ad agire per secoli sulla mentalità militare e i suoi effetti non sono a tutt'oggi del tutto svaniti.

Se l’etica è l’insieme delle norme di condotta pubblica e privata che, secondo la propria natura e volontà, una persona o un gruppo di persone scelgono e seguono nella vita, è nel medioevo che nasce e si arricchisce l’etica militare del moderno soldato.

Nel medioevo, infatti, dopo il feudalesimo, anche la civiltà comunale contribuì alla definizione della moderna etica militare. Nel Rinascimento e nelle epoche successive con l'evoluzione dell'Arte della Guerra si ebbero ulteriori arricchimenti.

"Combattendo alla testa delle sue truppe, l'Ufficiale nobile del reggimento di fanteria o dello squadrone di cavalleria - afferma Fabrizio Battistelli nel saggio:"Ufficiale e gentiluomo? Il militare e le conseguenze sociali della Rivoluzione Francese" nel volume "Le scienze e gli ordinamenti militari della Rivoluzione francese", Quaderni dell'ISTRID; Ed. Difesa, 1991 - è il diretto erede del cavaliere medioevale, il guerriero eroico che va alla guerra attorniato dai suoi armigeri. Impegnato nella direzione del tiro o nell'edificazione delle fortificazioni, l'Ufficiale borghese dell'artiglieria o del genio è invece l'erede dell'artigiano, l'esperto maestro che nella sua bottega o nei cantieri itineranti delle grandi opere dell'età di mezzo (cattedrali) dirige il lavoro dei compagni e degli apprendisti".

Ecco quindi concretate le due "anime" dell'etica militare.

 

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