Luigi XIV re Sole
di
Marco Crosetto
II.
Luigi XIV, decise, dopo
poco tempo dalla sua incoronazione, di spostare la capitale e, di conseguenza,
la residenza reale da Parigi a Versailles dove si attorniò di nobili, a cui
voleva togliere, con i cosiddetti appannaggi, le decisioni politiche, ma
principalmente di grandi artisti, pittori scultori, musicisti; questo perché
voleva rendere pubblico e indelebile il suo prestigio: tutto ciò però gli costò
molto denaro. La reggia di Versailles era una cittadina con botteghe, artigiani,
passatempi di ogni genere, immersa in uno splendido parco realizzato da Le Notre
un architetto nato nel 1613 a Parigi, (tra i suoi lavori oltre al parco di
Versailles ricordiamo i giardini di Vaux-le-Vicomte e quelli di Clagny). Le
Notre fu per oltre trent’anni il supervisore dell’allestimento del parco della
reggia del re Sole, da un luogo scarso di risorse naturali e povero di
afflussi
d’acqua, riuscì a ricavare boschetti, un teatro d’acqua, un labirinto e
centinaia di opere d’arte ispirate al mito di Apollo, a cui lavoravano ogni
giorno più di 6000 cavalli e oltre 38000 operai che servivano per le feste
sfarzose che il re dava quasi ogni settimana. A corte, a disposizione del re
vivevano tantissimi artisti tra cui Jean Racine. Nato il 22 dicembre 1639, fu
poeta e drammaturgo, studiò i classici alla scuola di Port-Royal, con la quale
interruppe i contatti nel 1666 senza abbandonare la sua fede giansenista. Le sue
tragedie, di argomento mitologico e di ispirazione biblica, sono tra le più alte
espressioni del teatro del Seicento. Racine, in occasione del matrimonio di
Luigi XIV con l’infanta Maria Teresa, come suo esordio letterario in un concorso
poetico indetto dal re, scrisse “La Ninfa della Senna, Alla regina” (La Nymphe
de la Seine à la Reine) e con quest’opera vinse il primo premio e entrò nelle
grazie di sua maestà.
Da Versailles, Luigi XIV governava sulla Francia. Il primo problema che si pose
fu quello religioso, infatti voleva allontanare dalla sua patria tutti gli
ugonotti. A questo proposito emanò il 18 ottobre del 1685 l’editto di
Fontainebleu con il quale revocò l’editto di Nantes (1598) e costrinse circa
300000 ugonotti all’espatrio nel Brandeburgo, in Olanda, in Inghilterra, in
Svezia e in America settentrionale. In seguito, il sovrano francese richiese il
27 marzo del 1708 al papa Clemente XI, una bolla con la quale chiuse tutte le
scuole ugonotte e distrusse il monastero di Port-Royal-des-Champs. La bolla,
emessa in realtà nell’ottobre del 1707 è retrodatata al 27 marzo, questo perché
Luigi XIV non aveva accettato un primo documento che aveva giudicato troppo
benevolo. Port-Royal, riformato dall'Arnauld, era il luogo in cui si riuniva un
gruppo di studiosi di dottrine morali, di logica e grammatica. Questo gruppo
aderiva alle idee giansenistiche e viveva in stretto contatto con la religione;
ne facevano parte, tra gli altri, St-Cyran, Arnauld, Nicole e Pascal. Centro di
grande influenza sulla vita letteraria e religiosa, il monastero fu oggetto di
persecuzioni sino alla sua completa e definitiva scomparsa. Luigi XIV attuò
inoltre una forte politica espansionistica, questo intento fu possibile, sia per
le ricchezze della Francia, anche se venivano continuamente sperperate dal re,
sia perché l’esercito riuscì a tenere scacco le grandi potenze europee: gli
effettivi di quest’ultimo, infatti, passarono dalle 65000 unità del 1667 alle
400000 del 1705. Crebbero però anche le spese belliche, le truppe vennero
equipaggiate con nuove armi, molto costose, le piazzeforti vennero potenziate e
si sviluppò notevolmente anche la marina da guerra.