La Rivoluzione Americana
di
Galavotti
I.
La colonizzazione inglese del Nordamerica è avvenuta dall'inizio del '600 sino alla metà del '700, per due motivi:
economici (compagnie commerciali, speculatori, singoli grandi proprietari),
politico-religiosi
(minoranze in cerca di quella libertà politica e/o religiosa negata in
patria dall'assolutismo degli Stuart: Padri Pellegrini, calvinisti, che
sbarcarono in America nel 1620
da
una nave olandese, la May-Flower; emigrati puritani e quaccheri un decennio
dopo; nel 1634 i dissidenti cattolici, e così via). Molte di queste
emigrazioni venivano assecondate dalla corona inglese allo scopo di
controbilanciare la presenza in America di colonie francesi e spagnole.
L'economia delle colonia del SUD era incentrata sulle piantagioni (tabacco, riso e più tardi cotone); si fondava sulla grande proprietà e si reggeva sul lavoro degli schiavi di origine africana. I primi negri sbarcarono in Virginia nel 1619 in qualità di servi. La schiavitù come istituto giuridico ebbe sanzione ufficiale nel 1661 per garantire ai piantatori una manodopera che non abbandonasse i campi al termine del contratto. L'Inghilterra, dopo la pace di UTRECHT del 1713 ottenne una sorta di monopolio sul traffico degli schiavi. Viceversa, nelle colonie del NORD (Nuova Inghilterra) e del CENTRO (ex-Olandesi) non si utilizzavano gli schiavi. Le attività principali erano quelle commerciali-industriali e delle piccole aziende contadine. In quelle del CENTRO vi erano anche molti olandesi-svedesi-tedeschi.
L'economia delle
colonie inglesi era strettamente integrata con quella della madrepatria, che si
riservava il monopolio sui commerci. Solo le navi inglesi potevano accedere ai
porti del Nordamerica e tutte le merci dirette alle colonie dovevano passare per
la Gran Bretagna. La quasi totalità della produzione coloniale
(tabacco-riso-legname-pesce-olio di balena-rhum-pellicce) era destinata ai
mercati inglesi. Mentre l'industria locale era
spesso ostacolata per evitare che
entrasse in concorrenza con quella della madrepatria. Le colonie però avevano
sviluppato anche un fiorente commercio clandestino con i Caraibi.
Sul piano politico, le colonie erano poste sotto il controllo di un Governatore di nomina regia, affiancato da Consigli anch'essi nominati dall'alto. Ma ogni colonia ben presto costituì una propria assemblea legislativa, eletta dai cittadini, con cui cercava di rivendicare una libertà d'iniziativa economica e di condizionare i poteri del governatore (ad es. controllandone la politica finanziaria e tributaria). Analoghe esperienze di governo rappresentativo non esistevano in alcuna parte del mondo. Naturalmente i valori politici che queste colonie professavano: pluralismo e tolleranza, non si applicavano ai negri né agli indiani. I coloni si consideravano come una sorta di “popolo eletto”, destinato a realizzare il “vero cristianesimo”. Pur essendo fuggiti dall'Inghilterra per motivi politici o religiosi, essi si sentivano ancora legati alla madrepatria, anche perché i legami reciproci delle 13 colonie erano ancora troppo deboli perché potesse svilupparsi un'identità americana.
Queste colonie, in seguito allo sviluppo della popolazione, vennero a trovarsi in lotta con le vicine colonie francesi del Canada e della Luisiana. Durante le guerra di successione spagnola in Europa (1700-14) e dei sette anni (1756-63), i coloni inglesi riuscirono a conquistare il Canada e la Luisiana. Tuttavia, i rapporti tra le colonie e la madrepatria peggiorarono proprio dopo la pace di Parigi del 1763. Il governo inglese infatti cercò di riservarsi tutti i vantaggi della vittoria riportata sulla Francia, vietando ai coloni lo sfruttamento dei territori conquistati, che vennero sottoposti al diretto controllo della Corona. Non solo, ma la Corona fece ricadere sui propri domini coloniali le spese occorrenti alla difesa e all'amministrazione dei territori conquistati aumentando imposte e dazi doganali: in particolare istituì una tassa di bollo per tutti gli atti pubblici, i documenti notarili e i contratti commerciali. In tal modo poteva rimpinguare le casse dell'erario, svuotatesi propria a causa delle guerra antifrancesi.