La Rivoluzione Americana
di
Galavotti
II.
I coloni naturalmente reagirono, anche perché, vinta la dominazione francese in Canada e Luisiana, non avevano più bisogno di protezione da parte della madrepatria. Essi, avendo da tempo ottenuto il riconoscimento del diritto di votare in proprio le tasse che dovevano pagare, si sentivano in dovere di pretendere una loro rappresentanza nel parlamento inglese. Ma il governo inglese, piuttosto che concedere tale rappresentanza, ritirò la tassa di bollo. Sennonché, nel 1767, il Parlamento inglese, per sostituire il mancato gettito del bollo, impose forti dazi su thè-carta-vetro-materie coloranti. I coloni decisero di boicottare tali merci, evitandone l'import e il consumo. Il governo inglese nel '73 assegnò alla Compagnia delle Indie il monopolio della vendita del thè nel continente americano: essa, per stroncare il contrabbando, ricorse al dumping (vendere sottocosto). I coloni assalirono alcune navi della Compagnia gettandone il carico in mare. Londra reagì chiudendo il porto di Boston e sostituendo in tutte le colonie i giudici americani con propri funzionari.
La ribellione divenne
aperte e generalizzata. In due Congressi continentali a Filadelfia ('74 e '76) i
delegati di tutte le colonie decisero di boicottare tutte le merci inglesi e di
istituite un esercito comune, affidandone il comando a George Washington.
Inoltre
emanarono la Dichiarazione d'Indipendenza ('76), che sancì la definitiva
rottura con la madrepatria. Erano nati gli Stati Uniti d'America. In Europa il
conflitto trovò Francia-Spagna-Olanda apertamente favorevoli ai coloni. Con
Trattato di pace di Versailles ('83), l'Inghilterra riconosce l'indipendenza
alle 13 colonie.
Ottenuta l'indipendenza, i 13 Stati sovrani convocano a Filadelfia nell'87 una Convenzione Nazionale per darsi un ordinamento costituzionale. La struttura del nuovo organismo politico assunse carattere di Repubblica federale: al governo centrale fu attribuita piena sovranità su politica estera ed economica, difesa e controversie tra gli Stati dell'Unione; ai singoli Stati furono riconosciuti ampi poteri di autogoverno in materia di scuole, tribunali, polizia, lavori pubblici, sistema elettorale, ecc. Si affermò il principio della separazione dei poteri. Il diritto di voto, prima legato alla proprietà, venne esteso a tutti i cittadini maschi che pagassero le tasse.
Il potere esecutivo
fu affidato a un Presidente (il primo fu Washington) eletto ogni 4 anni da
un'assemblea di “Grandi elettori” designati dagli Stati. Il Presidente era
insieme Capo dello Stato e del Governo, deteneva il comando delle forze armate,
nominava i giudici della Corte Suprema, i titolari di molti importanti uffici
federali, poteva bloccare col suo veto le leggi approvate dal Congresso. Il
potere legislativo affidato a un Congresso composto di due Camere: dei deputati
(eletti in proporzione al numero degli abitanti dei singoli Stati, competenti
soprattutto per le questioni finanziarie), e dei senatori (due per ciascuno
Stato, preposti soprattutto al
controllo della politica estera). Il Congresso
poteva mettere in stato d'accusa il Presidente e destituirlo. Il potere
giudiziario affidato alla Corte Suprema federale, composta da giudici vitalizi
nominati dal Presidente della Repubblica con l'assenso del Senato.
La Costituzione fu approvata da 11 Stati su 13. Gli antifederalisti (ceti medio-bassi e piccoli coltivatori che vedevano nel governo centrale un possibile strumento in mano alle oligarchie finanziarie) ottennero una parziale soddisfazione delle loro richieste con l'approvazione congressuale, fra l'89 e il '91, di 10 articoli aggiuntivi (emendamenti) alla Costituzione.