La Rivoluzione Americana
di
Galavotti
IV.
I delegati alla Convenzione di Filadelfia contestarono anche il fatto che delle tre possibili forme di potere -legislativo, esecutivo e giudiziario- gli articoli di unione della Confederazione prevedevano solo l'istituzione di un corpo legislativo, quello appunto del Congresso. Il corpo esecutivo altro non era che un settore di quest'ultimo. Il Congresso poteva disporre di qualunque commissione per controllare l'applicazione delle sue direttive, sicché il potere esecutivo risultava molto frammentato.
Infine
venne
sottoposta a critica l'intera organizzazione del Congresso. La Camera infatti
disponeva di membri che ogni anno dovevano essere confermati e che potevano
essere richiamati dagli Stati in qualunque momento. Alle assemblee del Congresso
ogni Stato aveva solo un voto, a prescindere dai delegati che aveva inviato.
L'esistenza del Congresso a volte rischiava d'essere completamente dimenticata
(una delle sue assemblee venne presenziata dai delegati di soli tre Stati).
Soltanto nel 1784 il Congresso decise di stabilire un quorum per ratificare un
accordo con l'Inghilterra, al fine di riconoscere l'indipendenza nord-americana.
Fu così che la Convenzione di Filadelfia soppresse gli articoli della Confederazione e approvò la Costituzione, in virtù della quale venivano concessi ampi poteri al governo centrale e, ciò che più importa, si decideva di considerare la legge federale superiore alle leggi degli Stati. Fra le prerogative riconosciute al governo nazionale degli Stati Uniti, particolarmente significativa era il diritto d'imporre e riscuotere le tasse dirette e indirette, nonché la facoltà di regolare il commercio interstatale, di battere moneta e di mantenere un esercito e una flotta. Il governo federale venne dunque investito del potere “di spada e di borsa”, a lungo sognato da Madison, Hamilton e altri. La Costituzione, le leggi e gli accordi stabiliti dal governo furono dichiarati “legge suprema” del Paese, anche nel caso di contrasto con le costituzioni e le leggi dei singoli Stati. Il Congresso Continentale avrebbe preferito aggiungere altri articoli a quelli della Confederazione, oppure emendare quelli già presenti, ma i membri della Convenzione non ne vollero sapere: ormai era passata l'idea di creare una nuova Costituzione per un forte governo centrale.
Un altro importante
obiettivo dei federalisti era quello di rivedere quelli che loro consideravano
gli errori e i disastrosi princìpi gius-politici incarnati nelle costituzioni
dei 13 Stati, evitando che
questi “mali” apparissero nella Legge fondamentale. I federalisti non
volevano assolutamente che le costituzioni dei singoli Stati continuassero ad
influenzare i processi politici del Nord-America. Essi volevano sì una
Costituzione per tutta l'America, ma che difendesse con sicurezza gli interessi
degli strati sociali più alti: borghesia e proprietari di piantagioni.
. Le costituzioni dei singoli Stati erano state adottate nella tappa iniziale della rivoluzione americana (1776-77) e riflettevano l'ondata rivoluzionaria delle masse e le forzate concessioni dei circoli borghesi e dei piantatori. Ovunque erano stati proclamati il regime repubblicano e la natura elettiva di tutti gli organi di potere. Nonostante le dure battaglie con i moderati, nel 1776 il successo aveva arriso ai democratici della maggioranza degli Stati, all'interno dei quali il diritto di voto era stato di molto allargato e le elezioni del potere governativo avevano scadenze annuali. Ciò che si temeva di più era il concetto politico borghese di “divisione dei poteri”. In contrasto con i moderati, l'ala sinistra della compagine patriottica diffidava profondamente del potere esecutivo e, al fine d'indebolirlo, cercava di assoggettarlo alle assemblee legislative. E così, in tutti gli Stati i governatori furono privati del diritto di veto e di molti altri poteri amministrativi che i loro predecessori dei tempi coloniali invece avevano. Le cosiddette “camere basse” potevano decidere lo stipendio del governatore, avevano il potere di dimetterlo e di chiamarlo a rendere conto di fronte alla corte. Non esisteva neppure il principio dell'unità e indivisibilità del potere esecutivo: il potere del governatore infatti non era limitato solo dall'assemblea legislativa, ma anche da un consiglio esecutivo (che in Pennsylvania, p.es., fruiva di più prerogative del capo dello stesso esecutivo).
Un significativo
mutamento della situazione politica era avvenuto nel momento in cui si ampliò
in molti Stati americani il livello di rappresentanza concesso alle contee di
frontiera occidentali. Nell'ambito del potere di voto, questo significò sia una
crescita degli esponenti della piccola borghesia (come i farmers e i
negozianti), sia il declino dell'influenza dei voti degli strati borghesi medi e
alti dell'est. Senza questa riforma, la formazione del partito
democratico-rivoluzionario dei costituzionalisti in Pennsylvania sarebbe stata
impensabile. Fu proprio questo partito che detenne il potere per l'intera durata
della guerra anticoloniale e che realizzò molte aspirazioni progressiste. Senza
l'estensione dei livelli di rappresentanza per le contee occidentali,
difficilmente si sarebbe potuta creare a New York un'area parlamentare guidata
dal popolano Clinton.