La Rivoluzione Francese

di

Lucio Dottami

II.

Per le incongruenze sopra esposte e per gli sperperi incredibili consumati dall'alta aristocrazia, e soprattutto dalle numerose persone che affollavano la reggia di Versailles, il paese si era venuto a trovare sull'orlo del crollo finanziario.
Per cercare un rimedio alla situazione, il giovane Re Louis XVI° nominò "controllore generale" delle finanze dello Stato un economista di chiara fama: Anne Robert-Jacques Turgot.
Il Ministro propose radicali riforme tendenti a ringiovanire l'organizzazione dello Stato.
Affermò fra l'altro la necessità di abolire le prestazione obbligatorie e gratuite di lavoro, le dogane interne e le Corporazioni di arti e mestieri.
Turgot tentò anche di risanare il bilancio diminuendo gli stipendi e gli appannaggi di Corte, limitando i privilegi dei nobili ed estendendo all'aristocrazia l'obbligo di pagare le tasse.
L'opposizione violenta dei nobili e del clero costrinse però Louis XVI°, nel 1776, a licenziare il Ministro.
A sostituirlo venne chiamato il banchiere ginevrino e sagace economista, Jacques Necker.
Da buon amministratore egli pubblicò per la prima volta il bilancio dello Stato mettendo in risalto le spese della Corte e gli sprechi del pubblico denaro.
Era un atto rivoluzionario, infatti con esso si riconosceva al popolo un diritto di informazione mai prima considerato.
Di questo "Compte rendu au Roi" si vendettero moltissime copie, e la popolarità di Necker divenne altissima, ma ancora una volta il furore dei cortigiani ebbe la meglio e, nel 1781, il Ministro dovette dimettersi.
Nell'estate del 1787, di fronte alle pressioni dei ceti privilegiati che volevano meglio organizzare la loro resistenza di fronte ai progetti di riforma fiscale portati avanti dalla monarchia, la corona si impegnò a convocare per il 1792 gli Stati Generali, cioè l'assemblea delle tre classi che non erano più state convocate dal lontano 1614.
successive agitazioni delle magistrature e dei nobili costrinsero però la monarchia ad anticipare tale convocazione per il 5 Maggio 1789.
Questa decisione fu presa dal Consiglio della Corona il 5 Luglio 1788.
Il 26 Agosto di quello stesso anno Necker fu richiamato al suo precedente incarico di Ministro.

Per assicurarsi la maggioranza nella votazione, i deputati del terzo stato, presentatisi all'assemblea con un programma di coraggiosa resistenza alle sopraffazioni politiche e procedurali della monarchia e degli altri ceti, chiesero che le tre Camere tradizionali non si riunissero separatamente, ma formassero un'assemblea unica le cui decisioni fossero votate individualmente: una votazione per "testa" avrebbe significato una sicura vittoria del terzo stato, mentre una votazione "per stati" sarebbe equivalsa a una sconfitta altrettanto certa.
L'opposizione della nobiltà, e di parte del clero, provocò lunghissime discussioni, finché il terzo stato, che rappresentava circa il 95% dell'intera nazione, il 17 Giugno si proclamò Assemblea Nazionale.
Gli altri stati ottennero dal Re l'ordine della chiusura della sala delle sedute e l'imposizione della separazione dei tre ordini.
Il 20 Giugno i rappresentanti del terzo stato si riunirono allora in una sala destinata al gioco della pallacorda e giurarono di non separarsi prima di aver dato alla Francia una nuova costituzione.
Tre giorni dopo, un discorso del Re biasimante tale atteggiamento non fece che inasprire la decisone del terzo stato.
A tale discorso, il 9 Luglio, vista inefficace ogni protesta, si unirono anche il clero e la nobiltà; fu allora che l'assemblea si dichiarò Assemblea Nazionale Costituente.
Il Re tentò di riprendere in pugno la situazione allontanando nuovamente Necker e concentrando truppe intorno a Versailles, ma simili manovre suscitarono la diffidenza del popolo che il 14 Luglio invase, assalì e distrusse la Bastiglia, castello tristemente famoso perchè usato all'epoca per rinchiudervi i prigionieri politici.

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