La Rivoluzione Francese

di

Lucio Dottami

III.

 

In opposizione all'esercito del Re sorse la Guardia Nazionale, il cui comando venne affidato al Generale Marchese de Lafayette, di nobili origini, ma molto popolare per la sua partecipazione alla Rivoluzione Francese, e la coccarda francese divenne la bandiera della nuova Francia.
Il 26 Agosto l'Assemblea Costituente pubblicò la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino", ispirata all'omonima dichiarazione degli Stati Uniti d'America del 1776 e destinata a diventare la base della nuova costituzione francese.
Nell'Assemblea però non regnava l'armonia; gli aristocratici, avversi alle novità, si contrapponevano ai patrioti favorevoli al movimento rivoluzionario, i quali, a loro volta, si dividevano in borghesi e in democratici.
Come se ciò non bastasse le divisioni si moltiplicarono anche al di fuori dell'Assemblea, nei "clubs" dove i cittadini si raccoglievano a discutere e dove prevalevano i più accesi tribuni come Maximilian Robespierre, Jean-Paul Marat, Camille Desmoulins e Georges-Jacques Danton.
Famosi per il tumulto e la violenza delle proprie discussioni erano il "club" dei Giacobini (così chiamati perchè si riunivano nell'ex convento di San Giacomo) e quello dei Cordiglieri, che avevano la loro sede nel convento dei Francescani.
Ostili alla Rivoluzione e timorosi delle sue conseguenze, molti nobili, tra i quali lo stesso fratello del Re, il Conte d'Artois, erano fuggiti all'estero e facevano pressione sui governi affinché intervenissero in Francia e restaurassero l'antico regime.
Anche il Re, vistosi abbandonato da tutti, aveva tentato di fuggire il 20 Giugno del 1791, ma a Varennes, durante una sosta forzata, fu riconosciuto e arrestato.
Ricondotto a Parigi, fu sospeso dalle sue funzioni per una durata di tre mesi.
L'Assemblea aveva ormai completato la nuova costituzione della Francia, e il re, reintegrato nelle sue funzioni, dovette giurarle fedeltà.
La Costituente poté così sciogliersi e cedere il posto all'Assemblea Legislativa i cui membri erano divisi in diversi partiti: da un lato vi erano i Foglianti, ossia i costituzionali, i borghesi avversi al proletariato; dall'altro lato erano schierati i Giacobini, in gran parte repubblicani, suddivisi a loro volta in due tendenze: i girondini, moderati, e i Montagnardi, estremisti.
L'Assemblea doveva far fronte all'ostilità dei nobili e dell'alto clero all'interno della Francia e alla minaccia della guerra da parte dell'Austria e della Prussia che in quei disordini videro l'occasione opportuna per abbassare la potenza francese (Dichiarazione di Pillnitz).
L'Assemblea sperava che una vittoria potesse consolidare il nuovo regime, e i Girondini, assunti il potere nel Marzo 1792, dichiararono guerra all'Austria.
L'esercito francese era però assolutamente impreparato a una simile impresa ed infatti le prime battaglie si risolsero in altrettanti disastri militari.
Un infelice manifesto lanciato dal Duca di Brunswick, comandante dell'esercito prussiano alleato dell'Austria, che minacciava i rivoluzionari e imponeva il rispetto alla persona del Re, convinse il popolo dell'esistenza di un accordo segreto fra i nemici e la Corte; il risultato fu che Louis XVI° insieme alla Regina consorte Marie Antoinette e i figli, vennero rinchiusi nella Torre del Tempio.

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