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Le parole della Storia |
Cartismo
di Enrico Galavotti
2.
Il governo intensificò le
repressioni e alla fine del 1839 il movimento cartista sembrava al collasso. La
sconfitta però aveva fatto capire che il movimento doveva radicalizzarsi per
raggiungere i propri obiettivi. E così nel 1840 a Manchester si formò
l'Associazione Nazionale Cartista, una sorta di partito politico del
proletariato, con tanto di statuto, comitato esecutivo, quote sociali...
La ripresa del movimento nazionale si ebbe verso l'autunno del 1841, in
concomitanza con una grave crisi economica. Nell'aprile 1842 3,3 milioni di
persone inviarono al parlamento una petizione ancora più radicale della
precedente. Questa volta si condannava espressamente l'ingiustizia del sistema
politico-sociale inglese, il lavoro gravoso e sottopagato degli operai, le
ingenti tasse, la concentrazione delle terra e di altri mezzi produttivi
fondamentali nelle mani di poche persone; inoltre si chiedeva l'abrogazione
della legge sui poveri e dell'unione fra Inghilterra e Irlanda.
Di fronte al nuovo rifiuto del parlamento di approvare la petizione, tra gli
operai maturò l'idea di uno sciopero politico generale, che però, nonostante
l'appoggio delle Trade Unions, coinvolse solo le regioni settentrionali del
paese, e non anche quelle centrali e meridionali.
La debolezza organizzativa dei dirigenti si palesò chiaramente nel corso della
conferenza cartista dell'agosto 1842, allorquando ci si rifiutò di dare allo
sciopero un obiettivo politico rivoluzionario.
Il
governo
riprese le repressioni e lo sciopero fallì, anche perché nel 1843 si era
verificata una certa ripresa industriale. Il cartismo perse il suo carattere di
massa e si trasformò in un movimento esclusivamente proletario, avvicinandosi,
nel periodo 1844-48, alle idee di Marx ed Engels.
Completamente fallimentare fu il tentativo di O'Connor, nel 1845, di convincere
gli operai a costituire una cooperativa rurale per tornare ai lavori agricoli,
dopo aver acquistato dei lotti di terra. Troppo pochi erano i beneficiari di
questa iniziativa.
Tuttavia, sotto l'influenza del movimento cartista la borghesia fu costretta a
fare alcune concessioni agli operai: nel 1842 fu vietato il lavoro nelle miniere
ai bambini di età inferiore ai 10 anni e alle donne; nel 1844 si ridusse a 6 ore
e mezza la giornata lavorativa dei bambini fino a 13 anni, per dar loro la
possibilità di studiare; nel 1847 fu approvata una legge sulla giornata
lavorativa di 10 ore per le donne e i minorenni; fu aumentato il numero degli
ispettori di fabbrica per controllare il rispetto delle leggi vigenti in materia
di lavoro.
La borghesia cercò anche di diminuire i salari approfittando della riduzione del
prezzo del pane, conseguente all'abrogazione dei dazi doganali sul frumento
d'importazione, ma non vi riuscì proprio per timore dei cartisti.