Le parole della Storia

 

 

Cartismo

di Enrico Galavotti

3.

La carta vincente della borghesia fu l'aggressiva politica coloniale, che le permise in patria di corrompere i dirigenti sindacali e di trasferire nelle colonie, negli anni Trenta, circa mezzo milione di persone, e negli anni Quaranta circa 1,2 milioni di persone: contadini, operai e artigiani che quasi sempre diventavano vittime di piantatori e capitalisti già presenti nelle colonie.

Nel 1848, in seguito al peggioramento della crisi economica e agli avvenimenti rivoluzionari dell'Europa centrale, il movimento cartista ebbe un nuovo impulso popolare. A Glasgow, a Manchester, a Londra vi furono duri scontri tra lavoratori e forze dell'ordine.

Si presentò una terza petizione in parlamento, in cui si dichiarava che la ricchezza della nazione dipendeva unicamente dal lavoro e che quindi il popolo è l'unica fonte del potere. Il governo temette l'insurrezione popolare e affidò il comando supremo delle forze armate al duca di Wellington.

Il 10 aprile 1848 O'Connor riuscì a convincere i manifestanti a tornarsene a casa, in quanto aveva avuto rassicurazioni da parte dei parlamentari sulla volontà di discutere la petizione, ma quando le acque si calmarono il parlamento si rimangiò la promessa fatta.

Invece di reagire con sdegno, il movimento cartista entrò in crisi: i reparti d'avanguardia della classe operaia rimasero senza guida. Il governo ne approfittò per procedere ad arresti di massa e, approfittando della favorevole congiuntura economica della seconda metà del 1848, riuscì a contenere completamente l'ondata rivoluzionaria.

Il cartismo fu sconfitto non solo dall'immaturità rivoluzionaria dei propri dirigenti, ma anche dall'ingenuità dei propri aderenti, che credevano nelle promesse del governo e che alla fine, vedendo il fallimento degli obiettivi politici, preferirono espatriare verso gli Stati Uniti o uscire dal movimento, per limitarsi a rivendicazioni meramente salariali.

Tuttavia le riforme attuate tra il 1867 e il 1887, soprattutto il Ballot Act del 1872, accolsero di fatto gran parte delle richieste dei cartisti.

Contributo tratto da Homolaicus di Enrico Galavotti   ( www.homolaicus.com)

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